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Storie

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Versi. Versi legati con un filo.

Nov 8, 2025 | 2025, Storie

Ogni gradino di scala

è una scusa

per provare a raggiungere il cielo.

Anche quello intrappolato

contro un soffitto povero

che di celeste profuma, egualmente,

pur se non libero.

E anche quando finiscono

i gradini di ogni più alta casa,

vale ancora salire

e oltre.

Sei tu lì

tra sacre nuvole

e dura fatica che resiste

e te mi sei sole.

=======================================================================

Da questo sole coperto, a tratti,

da pietose nuvole,

effonde un calore che non conosco;

di pianta rustica, che nell’arsura cresce

e nasconde con colori pieni,

lo stento e la paura

d’arrivare mai al cielo.

Mi scalda,

nel mezzo d’una tramontana verde

e gli occhi mi chiude inatteso.

E però non so che farci

di questo caldo che mi insidia e,

inutilmente,

mi fa correre il cuore

come un respiro corto.

=======================================================================

Una nocca di corda

incrostata di alghe secche

e salsedine aspra,

legava la prora della barca

al molo antico

fatto ormai di pietre di mare e

furiose onde di ponente.

Gemeva, il legno della barca costretta,

piegandosi controvoglia al vento,

e alla sua solitudine dimenticata.

Scrostati i colori,

e spaccati remi dall’arso tendere

e l’opera viva ormai fessurata tanto

da lasciare sul fondo della chiglia,

un’acqua torbida

che m’avrebbe affogato.

Senza orizzonte,

era il timone;

lontani i giorni delle creste bianche

spezzate dalla tempesta

che rinasceva limpida.

Il desiderio restava,

di rotte all’alba e porti riparati,

come una sabbia spersa

da una mano indifferente.

=======================================================================

Sentire posso

il respiro sottile delle piante arse

e il fragore festoso

dei frutti che maturano

sotto questo stordente sole di cicale.

E sentire posso

le nuvole farsi ombra

e posso ancora aspettare,

di poter bere sorsi di cielo.

Eppure nulla

vorrei sentire

e scolorire solo, come una roccia

al tempo del vento.

=======================================================================

Libero

come una candela accesa al vento,

forte

come un silenzio senza colori,

chiaro

come uno specchio spento e

profondo

come un cielo fino alla luce

e vivo

aggrappato alla sabbia di un castello

e non m’importa, delle onde di luna.

=======================================================================

Non spendo in oro

tutti i sogni toccati

aspettando di trovarti.

E non spendo in oro

tutto il tempo scorso

a leggerti.

Né spendo in oro

i mattoni azzurri di Babilonia

sfiorati con te.

E neppure spendo in oro

di non esserti degno

tutta la paura.

Non c’è cambio

per l’unica acqua

che sciolga dalla sete.

=======================================================================

Accendi il cielo, per me;

anche a notte

fammi guardare solo il lato argento,

delle foglie, perché siano alba

mentre ancora mi dibatto

tra le reti della notte senza luna, e

di candele non sento bisogno

perché ho ricordo del fuoco tuo

e mi basta

per dar incendio alle stelle.

In silenzio,

mi monta la furia

di ogni assenza fredda

e m’abbraccio, da solo,

e solo in te,

sento rifugio.

=======================================================================

Ripongo oggi,

in una piccola scatola metallica;

quei fili d’erba all’alba

prima righe d’inchiostro nero

poi fiori cui hai concesso colore.

Quelle piccole pietre bianche

scosse sull’asfalto

dai passi d’una cerva veloce,

leggera come su di me le tue dita.

Le piume cave

di un gheppio tra i rami

che guarda la femmina volare

e la sostiene.

La terra tra le mie dita

che cresce frutti dolci

come il luminoso nudo tuo,

sguardo.

E a me resta solo

la strada vuota

e d’assenza è la mia memoria.

=======================================================================

È volata una farfalla sul dolore

e l’ha avvolto di seta,

tra mele e silenzio.

Sotto le sue ali

ha visto il campo assetarsi

incendiarsi,

di ferite secche frangersi.

Dal cielo s’è tagliato l’azzurro

per ognuno dei giorni di respiro.

E ancora per le lune prossime.

Sebbene anche sale, sia piovuto

su quel campo, ch’era fertile di terra nera,

e tensione tenera,

un seme,

un seme solo la polvere ha cullato

e protetto

e che pregando acqua, trema,

nello spasimo che arde fiorire i colori

di aperte braccia.

=======================================================================

Di tutto il vivere che posso

cerco nel giorno la luna,

e i resti di verità che non ho.

Di tutto il vivere che posso

il vento mi governa

ma non riduce in ruggine

davanti a te

il mio tremare.

=======================================================================

T’imporrebbero i giorni ormai scorsi,

del martello su un ferro curvo da dirizzare,

il silenzio vuoto e scuro;

che ogni pianta asseta

nell’estate arsa d’assenza.

E colmo d’assurde attese sperse

cerchi invece la stazione dimenticata,

dove s’incrociano i binari

che pure mai più,

incontrarsi avrebbero dovuto.

E tanto sei sconciato

da carezzare le spine dei rovi

e farti apparire frutti rossi e dolci

dove c’è solo sangue che scola.

=======================================================================

Tenera, la luce notturna

allo sparire degli angoli

e dei confini della paura;

rassicurante,

lascia la mano,

e permette il volo

solitario

che cade

da freddo colpito

nel cuore abbandonato.

E a nessuno interessa la carezza

di lontane stelle

mentre abbracciati

alle sole proprie spalle

senza fuoco si muore.

=======================================================================

Su una barca di legno celeste,

sono nato in mezzo al mare,

senza approdi agli occhi

e solo.

Dal vento che alza le onde

non ho difese,

e solo amare di più, posso.

Dal sole che m’arde

e dalla pioggia che mi piange,

non ho difese,

e solo amare di più, posso.

Dalla notte non ho orientamento di stelle

e dal giorno non ho voli d’ali

che mi cantino terra,

e solo amare di più, posso.

Solo amare di più

mi affama di restar vivo,

nella mia barca di legno celeste e bianco

che apro

a chi mi voglia compagno di orizzonte.

=======================================================================

Scavalco il cancello.

Cerco la strada tra rovi

e anneriti mattoni di campagna

che mi porti ad un ulivo straziato

di cui ancora possa sentire,

con le mani sulla corteccia nera,

la linfa scorrere verso il cielo,

perché ho bisogno

di credere che mi resti vita

nel rotolare quotidiano

verso un pozzo senza desideri.

Scavalco il cancello.

Nessuna resa

al tempo della polvere.

=======================================================================

Niente,

io capisco.

Non capisco il vento che cambia direzione

e trasforma lo scirocco in un sorso di fresco;

né capisco della farfalla la fragilità

su un fiore piegato dal giorno arso.

E neppure posso capire

l’inutile cadere di mele selvatiche

sul bordo d’asfalto della mia fame.

Non so capire la rinuncia

d’un legno affinato da mani secche

di salsedine e terrore,

ad affrontare le onde potenti

del mare bambino.

Non riesco a capire il castigo

di buio

per una lucciola d’essere stata stella.

Capire mi sanerebbe forse il cuore

in brani strappato e differenziato;

mi proteggerebbe credo,

dall’ultima insostenibile ombra,

lasciando schiusa una finestra

sulla luce che ancora mi cerchi.

Sebbene io nulla capisca.

=======================================================================

Dolce l’uva

come a primavera un violino

che piove

di lontane stelle

luce.

Di seno maturo il frutto

e di mattutino oblio

il succo acre

di un ricordo sfuggente.

Pari a cercar ombre

la notte tenue

fino ad alba anche

che gli occhi mi chiuda.

A sempre.

=======================================================================

Gialliscono, da poco,

le foglie del grande ippocastano,

cariche di falsi frutti spinosi;

già cantano autunno

prima che s’appressi

al mio cuore.

Sempre inseguo un tempo futuro

come potessi mai raggiungerlo,

ché sempre avanti mi sposta

l’invano afferrarlo.

Ma io non ho che un sempre transeunte

presente,

e sempre mi mostra,

oltre le finestre, l’autunnarsi dei giorni miei.

E le toccherò un giorno presto,

le cadute foglie di ruggine,

del grande ippocastano.

=======================================================================

Sarò il tuo tetto

sarò

sarò il ponte

sarò il ponte che unisce le mani

e sarò l’attesa.

Sarò quel giorno

anche dopo che sarà finito.

E sarò le rose

e sarò le lacrime, lucenti, del mattino.

Sarò fertile

delle tue parole e

sarò la porta mai chiusa

e

sarò custode

di ogni rifiuto che mi ha tagliato.

E sempre sarò

il sasso che salta sul mare

fino alla prossima onda.

=======================================================================

Trattengo il fiato,

prima della pioggia e

anche prima che dalle nuvole cada il sole;

mi respira il vento

e porta con sé

tra montagne e case di legno

e interrotti voli d’uccelli;

fino alla porta d’una stalla,

tra ortiche e legno sfranto,

dove mi rifugio nella paglia,

dal tuono e dagli alberi piegati.

Aspetto ora, solo che il mondo accada,

aggrappato al filo secco

della mia nuda vulnerabilità.

=======================================================================

Dai tregua ai miei desideri

buio

fai arbata liscia delle onde

che ad ogni passo

i miei miraggi scuotono.

Nascondimi buio

mentre inseguo l’ultima luce di tramonto

perché nessuno di me rida

di quanto ragazzo spezzato ancora sono

e scoperto.

Addormentami buio

pure se

neppure i sogni

posso permettermi.

=======================================================================

Cancellami, sole,

che negli occhi ti ho fisso,

ogni desiderio mio, e lasciami

solo confuse nere macule,

che toccare m’è proibito.

Nascondimi luce

mentre inseguo

di un’auto che s’allontana,

l’ombra incerta e veloce,

e che m’irride,

fuggevole.

E fermami giorno,

mentre con ogni gesto immobile

verso il passo successivo vado,

per non essere presente

e diventare polvere spersa al mattino

entro la mia finestra.

Nulla.

=======================================================================

Stecca, la musica del silenzio

e s’apre

sui petali di geranio umile

come un’acqua che nutra

quando tutto intorno è sete.

Improvvisa, la tua risata

ha illuminato le stelle

e m’ha illuso

d’essermi vicina.

Sulle dita ho sentito polvere d’oro

posarsi,

come una pioggia stranita,

e la notte era amica

dolce d’abbraccio

che di dosso mi scivola

la prigione e mi scioglie.

Cerco una coperta

che dai sogni mi protegga

e il rumore delle strade

mi restituisca sovrano,

perché come nebbia

si sfarini ogni attesa.

=======================================================================

Un passo avanti

un calcio in aria,

e cado sulla mia ombra rossa,

ed è un passo più vicino

alla mia rabbia,

e al bordo della strada, in curva,

quando guido veloce,

e vorrei volare

e cadere,

e sentir scoppiare le vene e

sbandare.

Due passi avanti

sul palco

dove non sono mai stato

perché mai ho recitato

ogni musica che sogno

per te.

Indietro, un passo

sino alla luna nel pozzo e

al silenzio che non riesco,

a farmi dentro. Fermo.

Sono un bersaglio perfetto. Fermo.

==============================================================

Gli infiniti errori che miei sono

hanno odore di pietanza bruciata

e sapore d’acqua amara

e mi piegano.

Sono strade che segno

e ripercorro,

per inetta condanna di passo d’asino

e pegno,

sempre pago

come inevitabile schiaffo

al troppo che presumo.

Unica scusa forse

l’amore col quale tento.

==============================================================

Versami in un bicchiere

l’aria che ti gira intorno;

fammi sorridere

sul ballatoio di un palazzo cadente

perché è solo l’ultima possibilità

che non ho.

E resta lì;

potrei voler parlare

di ogni giorno, e di ogni notte

e di ogni amore che ogni giorno

e ogni notte imparo.

Parlare con qualcuno,

e uscire dalla galleria sotto un ponte

mentre il cielo disegna le stelle mai morte

e trovare

trovare quanta ombra cancella

il buio.

Portami,

il frutto dolce, di tutte le parole

che non dici.

==============================================================

Mi resta la pioggia

per immaginare che l’immenso

mi sia vicino.

Mi resta scalare

ogni goccia d’acqua dispersa

per toccare la notte.

La pioggia, mi resta,

per bere una nuvola

di impalpabile fumo e ricordi di mare.

Mi resta sentire nella schiena

il brivido freddo del vento,

come il ricordo morto di una carezza.

Non cerco riparo

non ne voglio più;

della pioggia mi resta

il sapore di lacrime senza angeli,

e solo nudo mi resta

essere;

per sentirle bene

le ferite di cielo.

==============================================================

Un altro giorno ancora

di fiori nati dove non dovevano

e di passeri che s’inseguono

tra le foglie del lauro.

Un giorno ancora

a seguire il volo lento degli aironi

oltre i neon dei centri commerciali.

E ancora un giorno

a fermare i battiti del cuore sotto la pioggia

per non ascoltarne d’essere musica

il bisogno.

Fino a sera un altro giorno

ad immaginare il giorno dopo

un respiro ancora

oltre l’angoscia che s’inserpenta.

==============================================================

Cadranno, dallo sguardo della foglia,

le gocce d’acqua di cielo,

onde, dei loro ricordi di nuvola

e mari lontani.

Dense,

dell’odore di mani innamorate

immerse, in rivi dolcissimi

di roccia bianca e tonda,

prima di toccare la pelle

del silenzio.

Cadranno,

a morire in terra e a rinascere

verde erba tenace

e brada.

==============================================================

Questa fredda coperta notturna ancora

che più di un’ombra

m’ignora,

e neppure mi lascia galleggiare

sull’acqua del porto

tra le luci polverose

di spenti lampioni arrugginiti,

mi pare un tiepido abbraccio,

appetto a non vedermi

nel riflesso di un vetro di finestra,

come se mai camminassi verso te.

Tra poco nasce mattina e

posso lavar via i sogni.

=======================================================================

Una leggera farfalla

di ali brune e arancio

posata appena su uno stelo,

come i miei pensieri aggrappati

al mio trattenuto respiro,

oscillava al vento.

( Antico lenzuolo appeso sulla terrazza

ad asciugare profumato

di cotone bianco e pulito,

in cui nascondermi bambino ).

E m’è venuta un istante

tra le mani incerte;

appena il tempo

di chiederle di portarmi con sé.

Io cenere gravata da terra.

=======================================================================

Da mare pieno, la riva

è solo una riga nera, prima delle nuvole.

Conosci quelle strade

e ne sai l’odore di cordame salso

e nafta bruciata.

Dietro il molo c’era il fondaco

degli ebrei cacciati,

e la terra, da mare di onde

scuro come la disperazione,

è solo una riga nera di quaderno,

dove non si può scrivere.

E ritornano

le campagne sterili lasciate indietro,

in fuga dalla Spagna, dalla morte,

dall’abiura, dalla fame,

dalla mietitura accurata di vite,

forse umane.

Resta lontana la terra.

Resta solo l’amore

a difesa del sole,

delle figlie, delle donne di rosa.

Questo amore che non vuole nessuno.

==============================================================

Ti ho aspettata, nove calendari lunari,

luna.

T’ho vista entrare dalla mia finestra

e fermarti ombra sulla parete

della mia vuota stanza di lavoro

e mi sono fatto di presso

per carezzarti

fredda, di muro ingrigito

e di ogni mia preghiera

colma

come una fronte calda

di febbre bambina.

Ti ho aspettata

ancora nove calendari marini

latte dei tuoi riflessi

e t’ho vista sorgere

dietro le torri dei fuochi d’allarme saraceno

alta sugli speroni di roccia

e mi sei volata incontro

e ho la pelle di salsedine.

E ti ho aspettata

oltre nove calendari

guardando dentro di me

ogni primitivo mondo che hai creato

e solo tra le tue mani

sono riuscito ad afferrarmi

e per questo ti aspetto

per le lune prossime che verranno

fin oltre dopo, che me ne sarò venuto via.

==============================================================

Rocciosa nebbia rotolante

sul mio andare spaurito:

non avevo il sole per bussola

e neppure occhi ardenti

che mi fossero guida.

Solo l’erba arsa e dal vento chinata

ai lati dell’aria tremante di furia.

Eppure avanti ho seguitato

fidandomi solo d’ogni mio lento passo

e ancora,

ad attendere

la luce cantata dagli uccelli che

di lontano, sui prati percossi dal buio,

si danno riconoscenza e cuore,

come un gesto di carezza al bambino

che appena sveglio

prima d’ogni coscienza,

della madre veda le labbra

accoglienti, di parole salvifiche.

Finché s’è mutato il buio,

in un latte azzurro e grigio e oro

dai cui lombi nascevano i monti

e i liberi lupi,

della luna testimoni

e della fame che la notte custodiva.

Allora ho chiuso gli occhi

e ho ascoltato nel sangue

battere il tuo nome.

Veloce.

==============================================================

Tiepido autunno

di ancora verdi mani

ribelle alla sera

sempre ti perdi

tra i voli di desideri

che non migrano

e s’incidono

più ancora nella corteccia

respirante

d’ogni pensiero,

che in terra scivola

lento

di sé lasciando ferite vive

aperte.

Tra spine atroci

nascondi frutto dolce

e ne ho indosso il sangue.

==============================================================

Tanto mi chiedo

quale linea in me separi

giorno da scuro

e guardo possibili

risposte.

Amori ci sono,

mai separati

vivi,

in ogni onda di mare

che è sempre lo stesso mare

fermo fino al profondo.

E momenti,

in cui le mie inconsapevoli mani posano

verso la notte

i miei più recessi dolori.

E lì restano.

Senza memoria.

E senza respiro m’accorgo

di quanto male

io preghi sonno.

==============================================================

Questo cielo azzurro

che si specchia ardente

sulle dorate foglie d’ippocastano,

all’inverno mi chiede

di non arrendermi.

Segnato dai voli neri

di irregolari storni

che tracciano impossibili pensieri

lasciati aperti

come porte all’amore.

Appena bianco

d’impalpabile vapore marino

che annuncia prossima ombra.

Mi chiede come sia bellezza

solo oltre la mia finestra,

e a me sorda.

==============================================================

Del giorno

mi resta la sera

e le nuvole fredde

e i colori ancora vivi.

Del giorno

mi resta aver visto il sole

aver immaginato

che mi placasse la pelle.

==============================================================

Mi ritrovo smarrito

a camminare

su un asfalto da poco bagnato

di solitaria pioggia

caduta mentre era sole leggero

nel dirado di nuvole,

e non avevo strada.

D’andare ho deciso

da solo e sperso

verso

l’unica uscita che mi resta.

==============================================================

Attacco un pezzo di notte

ad ogni giorno

che alla mente riviene,

e mi ricordo

d’aver scorso il tempo

come pagine veloci.

Una volta, potevo sapere

che sarei stato atteso;

ora so

che nessuno ho da aspettare

perché ho completato il buio

e me n’è rimasta una sola stella

tra le dita accesa.

Sino al mattino

sino ad ogni mattino del mondo.

==============================================================

Troppo poco

ti ho difeso dal buio e

troppo poco

ho scaldato il ghiaccio

che ti chiudeva e

troppo poco

ho chiamato il tuo nome al mare

perché ne liberasse l’ormeggio e

troppo poco

alla luna ho cantato la gioia mia

d’essere salvo, sul margine del bosco,

per tua mano e

troppo poco

ho compreso i tuoi silenzi,

per raccoglierne il peso.

Al sorriso di un bambino chiedo perdono

per non essere mai abbastanza.

==============================================================

Vento

da sud,

spinoso di fichidindia e sale di scoglio

aspro tagliente, luminoso a notte,

come una coda di rabbia

sul mare indomato;

rovesci caldo

nel nulla delle mie mani

e strappi tegole

dalle mie braccia di calce.

Non mi lasci attese;

neppure storie di spaventapasseri dimenticati;

solo cerchi dai quali non so uscire.

E fabbrico vele allora,

che tu possa tagliarle

se riesci,

e schiantare l’albero maestro,

e non mi fermerai

neppure con la paura

fino alle mura della città vecchia,

fino al mio rifugio

di sgretolato tufo.

==============================================================

Una preghiera, vorrei saper scrivere

che mi porti a primavera

e muti, il volo delle vespe in api e

in fiori, gli steppi arsi piagati, del campo,

che cammino incosciente.

Una preghiera che sani l’albero scortecciato e nero

e di nidi lo empia, e canti

e ne alzi i rami

a ringraziare l’irraggiungibile cielo,

vorrei poter avere.

E possa questa preghiera

immarcescire le foglie secche e il dolore

e mutare la caduta in frenesia di vita e amore

proprio ora, che più sento

del verno il gelo e il morso e l’indifferente alito di morte.

==============================================================

Verranno nuove case

e tralicci di ferro

dagli immensi capelli elettrici,

incontro ai miei occhi

mentre corro,

da opposta direzione,

ad un luogo segreto,

dove posso infine guardare le cime piegate

di alberi, strette da passeri

senza nido e cantori di promesse.

Verranno ai miei occhi incontro

i profumi di quello che sarà:

dei petali arsi sulla pelle,

delle parole che piovono e

delle braccia che slargano

al vento fragile dell’incontro.

E senso prenderà

il tagliente vuoto che traverso.

==============================================================

Questa primavera senza stagione o autore,

di foglie perse e di colori che spengono la luce

non riesco a guardarla.

Devo difendermi

dallo sgomento dell’orizzonte insterilito

e dall’infinito desiderio di fiori accesi.

Fisso lo sguardo basso in terra

nascondo in me il bisogno

di fresco e aperto cielo.

==============================================================

Non ti saluto, sole

perché non oso vederti togliere buio

e non ti guardo, sole

perché quando oltre l’ombra mi poggio

mi riveli il colore del mondo

che non so arrivare.

E non sento il tuo calore, sole

perché sei estate sempre

mentre autunno m’incatena.

Scavi sole

dentro i solchi della terra

e porti la forza della linfa

e di te m’innervo.

Finanche a notte.

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