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Burlesque

Ott 13, 2022 | Recensioni

Nell’ambito del Festival “ Riscoprire l’Europa” patrocinato dal Comune, si è tenuto, ad Aquila, lo spettacolo di burlesque “Un passato senza veli – le grandi dive “.

Assistere allo spettacolo ci ha permesso di rinvenire ogni sua attinenza con i temi al centro delle ponderose riflessioni suscitate dagli appuntamenti previsti dal Festival; confessiamo che non ce lo saremmo aspettati, e siamo rimasti piacevolmente colpiti.

Nella splendida cornice dell’Auditorium del Parco, lo spettacolo si è svolto così:

  • un’oratrice in guepiere accollata, minigonna, collant neri e scarpe con inserti in piume di struzzo ha intrattenuto il pubblico mostrando diapositive di opere di Toulouse Lautrec, ponendole a confronto con l’esotismo francese della metà dell’Ottocento, ed in particolare con le donne orientaleggianti di Delacroix, segnalando l’evoluzione del tratto, ma anche del ruolo sociale della donna: non più costretta all’harem, ma libera di sgambettare nei caffè concerto;

  • un’altra oratrice, inguainata in una tuta di latex che ricordava quella della “Donna Gatto”, interpretata al cinema da Michelle Pfeiffer, ha intrattenuto il pubblico illustrando la valenza smitizzante e fortemente indirizzata verso una severa critica di classe, delle illustrazioni dei cafè chantant della Berlino degli anni ‘20, sull’orlo dell’apocalisse, e mirabilmente caricaturali, di George Grosz, in cui la donna arrivava addirittura a travestirsi, da uomo, per sottolineare la propria autodeterminazione ad essere, presto stroncata dalla cupa notte nazista che la relegò al ruolo di fattrice;

  • una terza oratrice, abbigliata come Wanda Osiris, ha illustrato all’uditorio, le peculiarità italiane dello spettacolo di Rivista, con le sue immortali compagnie teatrali, e le sue dive, da Elena Giusti a Isa Barzizza, passando per Dorian Gray e le Gemelle Kessler nella televisione di massa, fino ad arrivare alla meravigliosa Monica Vitti di “Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa “ che intreccia rivoluzionarie movenze ancheggianti, all’anelito libertario del Socialismo italiano del primo ‘900;

  • un’ultima oratrice, che indossava una perfetta riproduzione del costume di scena utilizzato dalle ballerine del Moulin Rouge, per la passerella finale col can-can, si è prodotta infine in una interessantissima illustrazione della primogenitura francese del burlesque: dai balli di Renoir, alle odalische di Matisse, a certe opere di Degas, fino ad arrivare ai nudi di Modigliani e alla rivendicazione di libertà e parità, di Josephine Baker, che rompe il tabù razziale e si propone come simbolo di libera sensualità a tutto il mondo.

Si rassicurino, tutti i codini che pensavano che questa sarebbe stata un’occasione lasciva e peccaminosa, per di più promossa da un Ente Locale così impegnato nella difesa della Famiglia. Quella normale.

E si rassicurino anche tutte le benpensanti femministe radicali, pronte a crocifiggere ogni dolce esposizione femminea, bollandola di prossenetismo e elogio della donna oggetto.

Le oratrici, in un Auditorium per l’occasione trasformato in un palco boudoir provocatoriamente illuminato di rosso e di nero fiammante hanno saputo costruire un ponte tra il tema portante del Festival, quel “Riscoprire”, qui interpretato letteralmente, come un vero e proprio disvelamento, e una magia antica, quanto suggestiva, come quella della seduzione femminile portata a livello di pura arte, per nulla subordinata al piacere maschile, ma, anzi, in grado di problematizzare il rapporto uomo/donna, ribaltandolo persino con i suoi riferimenti altissimi, all’arte dell’Impressionismo, e dell’Espressionismo tedesco.

Avremmo in verità gradito qualche cenno all’opera di Egon Schiele, così magistralmente citata da Wes Anderson in “Grand Budapest Hotel”, e, esplicitiamolo, ci sarebbe piaciuto anche un excursus sullo specifico cinematografico, mostrando quanto l’Europa abbia fecondato, nel merito, la Hollywood delle grandi dive: basti pensare alla Marlene Dietrich di “L’Angelo Azzurro” o alla Greta Garbo di “La carne e il diavolo”, o “Non tradirmi con me”.

Ma è sempre bene, dinanzi ad un ricco pasto, lasciare uno spazio ancora affamato.

Siamo certi che, in una nuova edizione del Festival ( con quali soldi, stavolta ? ), che dia continuità ai temi trattati, perché questa esperienza non rimanga un “unicum” realizzato solo per spendere risorse pubbliche disponibili, potremo soddisfare appieno tutte le nostre curiosità intellettuali.

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