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Lettera del Ministro dell’Istruzione, del Merito e dell’Ardimento

Nov 11, 2022 | Commenti

 

A tutti i docenti di tutte le scuole del Regno

Nel mese di Novembre 2022, Mese Secondo dell’Era del Presidente del Consiglio, ricorre l’infausto anniversario della pubblicazione in Italia, nel 1840 per latina precisione, di un insignificante libercolo, che, mercè l’egemonia culturale della Sinistra, ha condizionato le menti dei giovani italiani e delle giovane italiane di sani e costumati principi, ormai da decenni, grazie ad una improvvida imposizione – nell’ambito dei programmi ministeriali che intendiamo radicalmente riformare – di lettura e financo commento critico, negli studi di ogni ordine e grado.

Peraltro, tale trascurabile operina principia il suo racconto, esattamente al 7 di novembre del 1628.

Ed è per questo, che i Dirigenti Scolastici, e gli Insegnanti tutti, come un sol uomo lanciato all’assalto delle inimiche trincee, devono dedicare l’intero mese di novembre del corrente Anno Scolastico, alla confutazione più vigorosa e incessante delle varie castronerie e sediziose falsità contenute nel tristemente famoso romanzo nomato “ I Promessi Sposi”.

A cura dello scrivente Ministero Romano, forniamo di seguito alcune linee guida, non esaustive, per la denuncia del vasto danno apportato, negli anni, ai pensieri dei giovani italici virgulti e ai loro primaverili cerebri, dallo scrittorucolo Manzoni, noto anche per le sue disinvolte frequentazioni di vari senzadio e sovvertitori dell’ordine costituito:

  • E’ da biasimarsi l’uso del dialetto fiorentino, imposto poi a tutta Italia come lingua preminente, cancellando così dal loquire comune delle vere e proprie lingue, come il lombardo, o il veneto, o il friulano, relegate al rango di dialetti, come un siculo-napoletano o un barese qualunque: codesto Ministero, si propone di ripristinare l’antico fulgore delle lingue regionali e va pertanto abbandonata la convinzione che la scrittura di Manzoni sia fondativa della lingua italiana;

  • Ambientare il romanzo nel ‘600 caratterizzato da dominazione spagnola, dipinta come corrotta, violenta, incolta, superstiziosa, e moralmente decadente, è atteggiamento tipico di Illuminista rivoluzionario e comunista che sottovaluta sia le valenze educative e gnoseologiche della Tauromachia, così importante durante il regno di Filippo IV di Spagna, all’epoca anche Duca di Milano, che il benessere apportato all’Europa, attraverso la Guerra dei Trenta Anni, di cui il sovrano fu acuto e indefesso sostenitore;

  • Raccontare la miseria del popolo lombardo dell’epoca, sottolineandone la necessità addirittura di migrare per trovare lavoro e sostentamento, verso la Repubblica Veneta ad esempio, non è altro che un maldestro tentativo giustificazionista, a priori, dei flussi migratori attuali, caratterizzati non già, come si vuol far credere, da necessità di rifugio da guerre, o carestie, bensì da pure motivazioni economiche che non giustificano salvataggi e trasporti gratuiti via mare, né, tanto meno, accoglienza sugli italici lidi e successivi vitto, alloggio e telefonino;

  • Protagonisti del raccontino, sarebbero umili figure di popolani, e non già incliti esempi di vite illustri, a ribadire vieppiù una simpatia proletaria ante litteram dell’autore, che avrebbe dovuto ben comprendere, sin da allora, che l’utopia comunista sarebbe presto finita nella spazzatura della Storia;

  • Inaccettabile poi, voler caratterizzare spregiativamente la ricerca degli Untori quali responsabili della Peste che flagellò l’epoca – quasi fosse questo un comportamento antiscientifico – quando tutti sanno invece che furono proprio loschi figuri a diffondere intenzionalmente il morbo, realizzato all’epoca nei laboratori delle potenze islamiche e veicolato da topi indottrinati di Jihad, con lo scopo di indebolire l’Occidente, esattamente come oggi avvenuto nei laboratori di Wuhan in Cina, e veicolato da pipistrelli succhiasangue, per costringere l’Italia ad una dittatura sanitaria che, solo ora, con la diffusione e legalizzazione delle pratiche di autocura a base di zenzero, limone e clorichina, possiamo definitivamente dire sconfitta, inaugurando così una nuova era di Libertà per tutti, senza mascherine e obbligo di vaccini farciti di microchip ebrei ricombinanti che vogliono sostituire la pura razza bianca italica;

  • Così come, connotare di turpitudine morale il legittimo desiderio di Don Rodrigo, di esercitare il suo indefettibile “Ius primae noctis”, nei confronti della popolana Lucia, significa voler minare alla base il concetto di famiglia naturale – composta ovviamente da un uomo e da una donna, giammai da persone dello stesso sesso – per il quale la donna dovrebbe sentirsi onorata delle attenzioni del signore del luogo, il cui unico intento è vivificare costantemente il principio di autorità su cui si basa l’ordine costituito;

  • Occorre prestare grande attenzione poi, al subdolo tentativo manzoniano di suggerire, tramite una pericolosa orazione messa in bocca all’anarchico Renzo Tramaglino durante una rivolta per il pane, che la Giustizia sia attenta solo alle esigenze dei potenti: trattasi ovviamente di pretestuose calunnie al soldo di coloro i quali non comprendono che l’istituto della prescrizione abbreviata per certi reati economici e i collegi di avvocati difensori dalle parcelle astronomiche, vocati al rinvio delle udienze, sono una precisa ed importante garanzia richiesta dal Mercato per consentire tranquilli investimenti e nuova occupazione;

  • Da ultimo, occorre sottolineare l’imbelle condanna della violenza, sola igiene del mondo che, in più parti del romanzo, viene ottusamente disapprovata: si stigmatizza la violenza con funzioni educative dei Bravi su Don Abbondio ( il quale peraltro mostra una così commendevole condiscendenza al potere che la sua figura avrebbe meritato ben altro rilievo in questo libello agitatore ); quella dell’Innominato che fa rapire Lucia, senza peraltro sottolineare che è proprio questa presunta violenza a spingere Lucia tra le braccia di Nostro Signore poiché provoca il suo voto di castità, che, invece di essere sciolto alla fine della storia, andava invece esaltato nelle sue valenze di insegnamento morale alle giovani lascive generazioni; si biasima la violenza del linguaggio aulico e forbito di Don Abbondio, quando il prevosto, cerca di spiegare pianamente, e non già cavillosamente all’infoiato villico Renzo, perché non può celebrare i suoi sponsali con Lucia; si biasima come violenza, quella che invece è la sollecitudine paterna del genitore che non già obbliga Gertrude a farsi Monaca di Monza, ma la indirizza benevolmente al chiostro sua vera e autentica vocazione e, si prosegue in questo orrido fraintendimento, quando si accusano, la Monaca di Monza, ed il suo presunto amante Egidio, di aver ucciso la Conversa che stava per denunciare pubblicamente la loro pura corrispondenza d’amorosi sensi, quando invece si trattava solo di un severo richiamo alla necessità dell’occuparsi dei casi propri, senza dover necessariamente andare in giro a moraleggiare su comportamenti altrimenti specchiati: quale migliore invito agli italiani a praticare il razionale culto dell’omertà che evita tanti fastidi ?

Non si può accettare che l’autore di un poemetto elogiativo nei confronti del bolscevico Napoleone Bonaparte, francese mangiarane, per di più, arrivi addirittura a descrivere gli italiani come capponi che, invece d’occuparsi di cose serie, a partire dal loro futuro, litigano invece tra loro, inconsapevoli, prima d’essere portati al macello e alla morte ( nell’episodio di Renzo che si reca per un consulto dal noto principe del Foro, avvocato Azzeccagarbugli ), o a criticare la sana cultura provinciale di un Don Ferrante o di una Donna Prassede, luminosa invece nel suo consiglio.

Il Ministero si aspetta una pronta e solerte risposta, oltre che fattiva collaborazione, e prega i Dirigenti Scolastici, di segnalare i casi di malpancismo e di aperto sabotaggio alle presenti disposizioni.

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