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L’assassinio dell’Onorevole Aldo Moro

Nov 16, 2022 | Commenti, Istantanee

Nel caso dell’Onorevole Aldo Moro, la violenza politica, in Italia, ha preso benissimo la mira.

Il giorno dopo l’assassinio della scorta dell’Onorevole Aldo Moro, ed il conseguente rapimento dell’uomo politico democristiano, sulle mura dinanzi alla scuola media statale Dante Alighieri di Lecce, compariva una scritta, firmata con una croce celtica, sotto la quale era riportata la sigla del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile che faceva capo al Movimento Sociale Italiano, diretto discendente dei fascisti della Repubblica Sociale Italiana, di cui era segretario Giorgio Almirante, esponente di spicco della RSI di Mussolini, e spesso eletto in quegli anni, proprio nel collegio elettorale di Lecce.

Sul muro c’era scritto : “ Moro: chi semina vento, raccoglie tempesta”.

Non era facile comprendere il senso di quella frase. Di certo, non lo era per i ragazzi di una scuola media, anche se, nel 1978, in Italia, si parlava di politica ovunque, e molti di quei ragazzi, erano già iscritti ad organizzazioni giovanili di partito, o militavano al fianco di movimenti extraparlamentari, sia di destra, che di sinistra.

Quella frase era solo apparentemente strana: non se ne sarebbe colto il senso, se ci si fosse aspettati la reazione più ovvia ed immediata, da parte di una organizzazione di destra che avrebbe, quasi certamente, colto l’occasione del sequestro Moro, per denunciare le colpe della sinistra, in quella circostanza ( vista la rivendicazione dell’agguato da parte delle Brigate Rosse che si autodefinivano “comuniste” ).

La destra, invece, coglieva l’occasione per vendicarsi di Aldo Moro, accusandolo di essere l’artefice del proprio stesso tragico destino: il primo uomo politico della Democrazia Cristiana a condurre nella possibilità di governo, il Partito Socialista Italiano, la sinistra quindi, circa quindici anni prima: cioè quelli che, in questa lettura cinica e strumentale, lo avevano appena reso prigioniero, ed in pericolo di morte.

Egli, agli occhi della destra, aveva quindi la responsabilità storica di aver portato l’Italia “a sinistra”, e, in quei mesi, stava discutendo in Parlamento della possibilità di un governo che avesse addirittura l’appoggio esterno del Partito Comunista Italiano, ripetendo così l’esperienza del governo Fanfani, di quindici anni prima, nato con l’astensione del PSI, e seguito poi da un governo, proprio guidato dall’Onorevole Aldo Moro, che vedeva, a quel punto,  il pieno coinvolgimento e la partecipazione del PSI ad incarichi ministeriali.

A destra, si temeva l’ingresso del Partito Comunista Italiano, nell’area di governo.

Ma, lo stesso timore lo avevano gli Stati Uniti d’America, che, addirittura, avevano messo in piedi nei paesi appartenenti alla NATO, Italia compresa, formazioni segrete – e per questo opache e facilmente inquinate da infiltrazioni di ogni genere – come l’organizzazione Gladio, che avevano il compito sia di combattere, dall’interno, eventuali invasioni straniere provenienti da Est, sia il compito di contrastare ( magari anche con la violenza ed il terrorismo ), una conquista del potere in Italia da parte della sinistra, persino forse in caso di una vittoria in libere elezioni.

E lo stesso timore aveva l’Unione Sovietica, che non poteva certo vedere di buon occhio che un Partito Comunista, il più grande e forte Partito Comunista dell’Occidente, arrivasse al governo secondo dinamiche democratiche e non rivoluzionarie, accettando regole parlamentari “borghesi”, che pure quello stesso Partito Comunista Italiano aveva contribuito a scrivere nella Costituzione della Repubblica Italiana.

E lo stesso timore lo avevano certe organizzazioni criminali e segrete, iniziando dalla Loggia Massonica P2 di Licio Gelli, che erano costitutivamente contrarie ad ogni allargamento a sinistra dell’area di governo, ed anzi erano portatrici di un disegno autoritario per l’Italia ( a partire dalla elezione diretta del Presidente della Repubblica, tanto per fare un esempio solo ).

E lo stesso timore lo avevano la miriade, in quel periodo, di organizzazioni e movimenti politici e giovanili, che si dichiaravano “ a sinistra del PCI “, e che da anni alimentavano una contrapposizione nelle piazze, nelle scuole e università, nelle fabbriche, con la sinistra sindacale e politica che giudicavano sempre più “ istituzionalizzata “, e che vedevano nel possibile coinvolgimento dei comunisti italiani nell’area di governo, un tradimento vero e proprio di presunte istanze popolari e radicali.

Uccidere l’Onorevole Aldo Moro avrebbe significato porre fine a quel processo che si stava avviando e che, forse, nel giro di dieci, o venti anni, avrebbe trasformato la democrazia italiana ed i suoi più grandi e realmente popolari partiti fondatori, DC e PCI, in due protagonisti capaci di dare forza e stabilità, legittimandosi reciprocamente, allo Stato italiano.

Le mafie, le forze occulte, tanti paesi stranieri, certi tipi di potere, possono continuare a muoversi liberamente e a tessere le loro oscure trame, solo se lo Stato è debole e malcerto; se la sua architettura istituzionale è sempre in discussione: dal sistema elettorale, al numero e alle funzioni dei parlamentari; dalla qualità delle sue articolazioni territoriali – province, comuni, regioni – alle loro attribuzioni in rapporto al potere centrale; dall’equilibrio, tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario, alla forza e al peso degli organismi intermedi: partiti, sindacati, associazionismo, mezzi d’informazione, e fino all’autonomia dello Stato, rispetto ai condizionamenti dei mercati e del potere economico nazionale e transnazionale.

Ecco allora che tutti quelli che, ancora oggi, si trincerano dietro le verità giudiziarie faticosamente raggiunte, e parziali – e non vogliono dare una lettura storica di quegli accadimenti e non vogliono confrontarsi con la bruta verità di un assassinio che ha portato via all’Italia e agli italiani, un uomo che, sebbene fosse anch’egli preda di profonde contraddizioni,  guardava lontano, oltre anche le proprie convinzioni e convenienze politiche, in nome del bene superiore dell’Italia – continuano a sottacere il radicale cambio di prospettiva storica che, con la morte di Aldo Moro 44 anni fa, ha mutato profondamente il destino dell’Italia.

Nessuno oggi può dirci se quel processo sarebbe andato a compimento, e, tanto meno, se fosse stato capace di produrre buoni frutti per l’Italia; ma nessuno può dire che chi ha colpito, e chi ha contribuito, con la propria opera, o con le proprie omissioni e negligenze, al successo di quell’opera, non abbia avuto, sin dall’inizio, ben chiaro il proprio obiettivo e non lo abbia lucidamente, e spietatamente, perseguito.

Le generazioni di coloro i quali hanno attraversato questi anni, si sono improvvisamente ritrovate in un Paese in cui lo stesso interessarsi di politica era diventato ” sporco ” ed in cui la passione politica andava ridimensionata a tecnica, e  sono state perciò private di altissime possibilità, che forse avrebbero reso migliore la nostra Democrazia, e la nostra vita, e sarebbe però illusorio riprendere a pensare l’Italia, e il mondo, come se la storia di questi anni non fosse andata ben oltre, e fosse invece ancora possibile riprendere un filo lasciato fermo in via Fani, o in via Caetani.

E tuttavia, se qualcuno voglia provare ad immaginare un futuro diverso, per l’Italia di oggi, non può che riprendere ad interrogarsi su come suscitare la più alta e consapevole possibile partecipazione popolare alla vita del Paese, in direzione di una Democrazia sempre più capace di allargarsi e di includere in sé i conflitti  e le istanze sempre nuove, dei diritti e della giustizia sociale, economica e politica.

Le idee, le Brigate Rosse, con la complicità attiva, o passiva, di tutti gli altri, non le hanno uccise.

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