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Quindici anni

Apr 5, 2024 | Istantanee

Quindici anni, separano le nostre vite, dal 6 aprile 2009.

In questi quindici anni, tutto quanto è accaduto, nel mondo, in Italia, in una certa misura, ha spinto i suoi effetti sino ad arrivare alla nostra città.

Le ristrutturazioni economiche decise tra Europa e Stati Uniti d’America, hanno colpito le nostre imprese, e i nostri Lavoratori e Lavoratrici, e ancora li colpiscono.

Aquila, ha partecipato della pandemia; ha accolto profughi di guerra e migranti.

Aquila subisce gli effetti del cambiamento climatico.

Ciascun governo, che si sia succeduto alla guida dell’Italia, dal 2009 ad oggi, ha, in diversa misura, investito risorse dello Stato per la nostra ricostruzione ( in modo positivo, talvolta, altre in modo assolutamente dannoso ); così come ad essa hanno contribuito tanti volontari nella fase dell’emergenza, e tanti Lavoratori, da tutto il mondo, nella sua ricostruzione ancora non terminata.

Quindici anni sono un tempo importante, che consente di provare a ragionare, sulla direzione che la nostra città ha preso, e sta prendendo.

Non voglio qui ripercorrere le discussioni che hanno accompagnato questi ultimi quindici anni. Credo che ciascuno possa ricordarne agevolmente. Mi permetto anche di scrivere che, lo scorso anno, esattamente di questi tempi, ho messo sul mio Blog quattordici anni di cose che ho scritto, su Aquila, sul sisma che l’ha colpita, e sul processo di ricostruzione (https://www.luigifiammataq.it/2023/03/31/un-pensiero-lungo-14-anni/).

Persino il libro che ho scritto, e pubblicato, grazie all’Editore Colacchi ( “Quasi cento” ), pur se un’opera di fantasia, è tutto centrato sul racconto della nostra città, in un preciso periodo storico (settembre 2018-dicembre 2020, mentre stava scorrendo il decennale dal sisma, e arrivava la Pandemia).

Ho già detto e scritto tanto, ammesso sia importante, quel che ho detto e scritto.

Oggi, perciò, mentre stiamo per avvicinarci, ognuno con i suoi pensieri, e il proprio dolore, e le proprie aspettative, al compimento del quindicesimo anno, da quel giorno che ha cambiato la nostra storia, voglio solo provare a guardare  qualche passo avanti a noi.

Aquila, dovrebbe avere coraggio di sé stessa. E rompere una continuità che ne sta prefigurando un futuro molto difficile.

Il buono, ed il bello, non si trovano solo nel passato. Dal passato  si può certo prendere nutrimento, ma per cercare ancora ed in luoghi anche diversi.

Aquila è una piccola città, che ha una relazione speciale con un suo territorio dintorno, vasto e molto particolare, per le sue caratteristiche; per questo, invece che accentrare servizi e funzioni direzionali, dovrebbe decentrarle. Dovrebbe cioè ragionare sulle forme e i modi per mantenere, e magari veder crescere, i presidi territoriali che ha intorno, fornendo loro innanzitutto essenziali elementi di Stato Sociale : Sanità e Scuola e Trasporti, in particolare, oltre che infrastrutture per le Telecomunicazioni. E promuovendo la loro qualità del vivere.

Aquila dovrebbe decidere in quale modo rompere il proprio isolamento, non solo nelle infrastrutture di trasporto, rispetto alle direttrici Tirreno/Adriatico, e rispetto alla sua comunanza di sorte e condizione con una parte importante dell’Appennino Centrale.

Aquila dovrebbe razionalizzare, il suo nuovo assetto urbano, e decongestionare l’asse rappresentato dalla Strada Statale 17, nel suo tratto dal confine con Scoppito, al confine con San Demetrio; anche redistribuendo funzioni e insediamenti all’interno dei quartieri più periferici e delle frazioni, e creando attraversamenti e tratti pedonali e aree verdi che costituiscano un vero beneficio ambientale, e di vivibiltà, per la collettività.

Aquila, dovrebbe immaginare funzioni vitali e autodeterminate, per il suo Centro Storico, la cui sopravvivenza come luogo identitario, non ha a che fare, con le sole funzioni commerciali, ma con la Cultura; con le funzioni direzionali più importanti; con la funzione educativa di Asili, Scuole e Università; con la funzione abitativa e residenziale, con funzioni produttive, di servizio e professionali, anche artigiane, il cui insediamento andrebbe favorito, ma rinunciando a premialità nei confronti della rendita fondiaria e della proprietà immobiliare, le cui chiusure ed egoismi stanno contribuendo a ridurre il Centro Storico aquilano, ad una pura cornice inanimata che è attenta solo alle dinamiche del consumo.

Aquila, dovrebbe ridefinire il suo rapporto con la montagna, superando i veti, e gli egoismi di pochi imprenditori centrati su obiettivi che, già in passato, con condizioni climatiche diverse, erano velleitari e sbagliati. La montagna aquilana, ha bisogno di un gran lavoro di manutenzione e ripristino, che richiederebbe molte risorse da impiegare e molto lavoro, manuale e anche progettuale. La missione del Centro Turistico Gran Sasso, andrebbe ridefinita e sottratta agli appetiti politici e agli enormi sprechi di denaro pubblico, degli ultimi decenni. Aquila ha bisogno che il governo complesso del suo territorio, sia realizzato attraverso una stabile struttura di coordinamento tra Enti di vario livello, che semplifichi le decisioni, le renda immediatamente operative, e le sottragga alle contrapposizioni politiche del momento, oltre che alle infiltrazioni della criminalità organizzata.

Aquila dovrebbe investire sulle proprie infrastrutture strategiche, pensandole per un territorio vasto: ciclo dei rifiuti e ciclo delle acque; Telecomunicazioni e energia, anche alternativa; campus universitari e per dottorandi e ricercatori, che realizzino la possibilità della convivenza residenziale a basso costo e dignitosa e del reciproco scambio anche di conoscenze; ciclo della Cultura nelle sue varie e articolate presenze cui andrebbe affidata anche la missione di produrre ulteriori saperi e tecnologia e competenze artistiche e tecniche, anche sul Territorio; intermodalità nei Trasporti e privilegio materiale, sui percorsi stradali,  nella loro funzione di servizio pubblico; uso a fini sociali, e di abbattimento dei costi di gestione per gli Enti vari, del patrimonio residenziale pubblico a disposizione della città.

Aquila dovrebbe immaginare la vivibilità ambientale del proprio territorio e della sua bellezza e delle sue emergenze storico-artistiche-naturalistiche, da mettere in rete, soprattutto a fini di conservazione e di fruizione sostenibile e destagionalizzata, partendo dal riparare le ferite urbanistiche ed egoistiche che, in particolare negli ultimi quindici anni, gli sono stati inferte.

Aquila potrebbe intervenire sul proprio patrimonio edilizio del cosiddetto Progetto C.A.S.E., convertendolo a residenzialità per giovani, e giovani coppie, cui dare opportunità di alloggio e indipendenza, in attesa di condizioni di positiva autonomia finanziaria, e sottraendolo al suo destino di chiusura e di esclusione sociale, relegando lì le situazioni di disagio e quelle degli stranieri.

Infine, la fase finale della Ricostruzione post sisma, deve invertire totalmente le sue priorità degli ultimi anni. In tempi brevissimi, vanno cantierati e realizzati tutti i lavori che hanno a che fare con gli edifici che avevano funzioni pubbliche, e con luoghi di culto, cogliendo l’occasione per intervenire contemporaneamente, su tutte le situazioni detenute prima da funzioni militari e che vanno oggi riconvertite e sull’intera area di Collemaggio. Le loro destinazioni d’uso potranno essere anche ripensate, ma nel quadro di una idea di città che, innanzi tutto tolga dall’abbandono ogni edificio pubblico del proprio territorio, e s’apra all’Europa e al mondo e dialoghi con ogni comunità ad ogni livello, favorendo l’interscambio e l’insediamento di funzioni innovative, anche nell’alta formazione.

Si onora quelli che si sono persi, e quello che ciascuno ha perduto, ponendo le basi per il futuro, e non galleggiando sulle generose risorse presenti ( ancora per poco ), con l’idea d’abboffarsi fin che ce n’è, tesaurizzando senza reinvestire. Anzi, le specificità del lavoro di ricostruzione, potrebbero e dovrebbero divenire caratteristica spendibile, per le imprese che ne siano state protagoniste, su tutto il territorio nazionale.

Non immagino d’avere le sole idee giuste e magari neanche quelle più importanti, ma sono convinto che Aquila debba cambiare direzione. Molto, forse troppo, di quel che abbiamo fatto sino ad ora, aveva a che fare con una impossibile idea di ritorno al passato.

Oggi, più che mai, abbiamo invece bisogno di guardare all’Avvenire.

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