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Quasi Cento Ancora

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Storia di quello che il prete nascosto dietro la grata del confessionale non aveva potuto vedere

Nov 18, 2022 | Quasi cento ancora

Iniziava ad aprirsi il cielo, dopo la lunga pioggia del mattino di novembre 2022 ad Aquila.

Oltre la finestra della stanza d’albergo, l’acqua impozzangherava strade e marciapiedi gonfi di cartacce morte, e stagnava, in gocce che, lentamente, scivolavano lungo i parabrezza delle auto parcheggiate, come una musica impolverata che, dopo aver colorato l’aria di riflessi iridescenti, scivolasse a terra mutandosi in rumore spruzzato via dal traffico; in serrande che si alzavano; in bambini prelevati dallo scuolabus e camion che scaricavano merci.

Dal muro della camera accanto filtrava una risata leggera di donna, che, a Davide, sembrò avere odore di caffè. Si alzò cautamente dal letto, avendo cura di non scoprire Giulia, né di svegliarla.

A piedi nudi arrivò fino ad una sedia, che spostò da una piccola scrivania, e poggiò proprio al fianco della finestra, sedendosi, e incrociando le gambe sulla seduta,  col volto rivolto verso il letto.

Dalle tende bianche, leggermente trasparenti, filtrava la luce chiara di nuvole alte, sgrigite e immerse nel cielo che s’incelestiva sempre più velocemente. Davide fu scosso da un brivido di freddo umido, che cercò di vincere congiungendo le braccia come per abbracciarsi, e strofinando piano le mani tra loro.

Giulia lo aveva abbracciato, la notte appena trascorsa: si sentiva ancora le sue braccia strette intorno.

In silenzio, e lungamente. Stesa su un fianco, pareva essersi aggrappata a lui, e teneva la testa nascosta sul suo petto, come se volesse respirare direttamente dal cuore di lui, ad occhi chiusi.

Davide aveva cercato di immaginare i pensieri di Giulia, in quel momento.

La loro prima notte fuori dalle case delle rispettive famiglie.

Avevano deciso, d’improvviso di smettere di fingere; di smettere di tacitare il reciproco desiderio. E ancora restavano impigliati nei loro giorni precedenti.

Forse lei era riuscita a trovare serenità e a placare le tensioni. Forse s’era sentita finalmente libera, senza peso. Forse aveva immaginato il mattino nuovo e una vita trasparente. Forse il sonno le aveva vinto di dosso la stanchezza e l’agitazione. Forse nulla; forse non c’erano stati pensieri, ma solo l’abbandono a sensazioni non ancora comprese, ascoltate e credute.

Erano andati insieme in chiesa, e si erano confessati, tempo prima. Avevano insieme deciso di ripartire da un atto simbolico, che chiudesse la loro precedente storia di tradimento, fatta di bugie, di momenti sbagliati, di tempo rubato, e di occasioni smarrite, di piaceri mai sino in fondo a sé stessi concessi.

Il prete, da dietro la grata del confessionale, li aveva assolti, ma era stato duro, con Giulia. Secondo lui, lei sola avrebbe dovuto confessare la relazione clandestina al marito, e chiedere a lui, il perdono.

Giulia non lo aveva fatto. Non si era sentita sufficientemente forte. Col passare dei giorni, quell’impegno imposto, e non sentito proprio, era sbiadito via lentamente, compensato, almeno parzialmente – lei sperava – dal suo rinnovato impegno familiare.

Aveva scelto un altro uomo, e non aveva trovato in sé il coraggio per affrontare, da subito, sin da quando la storia era iniziata, circa cinque anni prima, ormai, suo marito, e neppure il richiamo,  severo ed ingiustificato le pareva, del religioso, era riuscito a farle trovare ragioni valide per spiegarsi, e cercare di porre un rimedio a quanto era accaduto. S’era sempre chiesta se la sua scelta fosse stata anche un modo per non dar dolore a suo marito, oltre che, lo riconosceva, per non affrontare le proprie responsabilità, e far finta che tutto fosse come sempre avrebbe dovuto essere.

Davide, dal canto suo, pur se non sollecitato dal sacerdote, non aveva neanche mai preso in considerazione l’ipotesi di raccontare i propri sentimenti, e le proprie azioni, alla moglie.

Avrebbe significato farsi guardare con occhi diversi, non solo dalla moglie, ma anche dalle sue due figlie; avrebbe significato che anche gli altri lo avrebbero guardato sporco, esattamente come invece si sentiva, pur se altra era l’apparenza. Irrimediabilmente macchiato da una mancanza neppure pronunciabile, talmente grave da non ammettere rimedio, in realtà. Davide pensava sempre, quand’era innamorato di sua moglie, che se avesse saputo di un suo tradimento, l’avrebbe lasciata subito. Non sarebbe mai più riuscito neppure a sfiorarla. Aveva sempre pensato che non le avrebbe mai fatto, o detto nulla. Se ne sarebbe solo andato via, in preda ad un dolore irrimarginabile. Non ci sarebbe stato bisogno di spiegazioni, o chiarimenti.

Davide cercava di convincersi, che, in fondo, se sua moglie fosse rimasta inconsapevole di quel che lui aveva vissuto e desiderato, tutta quella vita che aveva trascorso, non sarebbe neppure esistita, e con essa non sarebbe esistita la propria vergogna, ed il proprio senso di colpa; quello che avrebbe dovuto sentire e che invece non riusciva neppure a definire, a provare, come se gli bastasse pensarne l’esistenza, per dargli vero corpo, mentre invece, in realtà, sentiva solo la paura d’essere scoperto, e di non potersi giustificare, ed il sollievo invece, di  poter continuare a restare nascosto.

Da quando aveva conosciuto Giulia, fantasticava spesso di un giorno in cui sua moglie, fosse venuta a raccontargli d’una sua attrazione per un altro uomo, o del suo desiderio, per un altro, o, meglio ancora, d’aver ceduto, ad un altro uomo – non la pensava capace di prendere una iniziativa – . In modo da potersi reciprocamente separare, senza sofferenza o risentimento. Ma non accadeva mai.

Giulia aveva scorso il tempo della loro separazione cercando di ritrovare nell’uomo che aveva sposato le ragioni di un amore che pure doveva esserci stato, da qualche parte, un tempo, ma che anche ora, nonostante i suoi tentativi, pareva essere del tutto muto, come un libro neppure aperto. I giorni, senza più l’attesa di un incontro con Davide, s’erano cambiati in una continua grigia sera, senz’alba o notte da cercare, traversata da silenzi e televisione accesa e sguardi persi altrove e parole recitate.

Lui era sempre preso dal suo lavoro, ed era facile per Giulia scansare il tempo insieme senza che paresse intenzionale, e senza che cedesse, per  incontabili ore, al bisogno di cercare Davide.

Fino al giorno prima.

Giulia aveva telefonato a Davide, ad ora di cena, mentre lui era a tavola con la sua famiglia, e gli aveva detto di raggiungerla in un B&B in centro, subito. Davide aveva raccontato di una improvvisa emergenza in ufficio, che richiedeva la sua immediata presenza, ed era uscito.

Appena in auto, Davide aveva preso il proprio cellulare in mano, ed aveva mandato un messaggio alla moglie. Le aveva scritto che era profondamente dispiaciuto di quel che stava facendo; stava andando via da casa. Con calma, sarebbe tornato a prendere le proprie cose. Non poteva più mentire a sé stesso e a lei. Stava raggiungendo un’altra donna. E sperava che la loro separazione sarebbe stata civile e serena. Poi spense il telefono.

Giulia aveva spiegato la sua storia al marito; lo aveva guardato dritto negli occhi, seduta al tavolo della cucina, e gli aveva raccontato tutto; ogni cosa, ogni particolare. Poi aveva preso la piccola valigia, che aveva già preparato, ed era andata via, scavalcando il silenzio di lui.

Avevano trascorso la notte abbracciati, dormendo, quasi sempre. Baciandosi, ogni tanto. Svegli, talvolta, a guardare le ombre delle macerie nude della chiesa di Santa Maria a Paganica, annerite sulla piazza smozzicata.

Adesso Giulia stava aprendo gli occhi e guardava Davide.

Con un gesto breve della mano abbassò le coperte del letto, ed iniziò a sbottonare la sua camicetta, fino a liberare il seno. Nudo, pieno e bianco come un marmo dolce venato di sangue azzurro. E sorrise, aprendo le braccia.

Colonna sonora : ” Sense of purpose ” – Sound

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