“Signor colonnello ! Sono il tenente Innocenzi. Accade una cosa incredibile: i tedeschi si sono alleati con gli americani !“
In un film del 1960 (“Tutti a casa” diretto da Luigi Comencini), Alberto Sordi, interpreta il tenente Innocenzi, che, nella scena da cui è tratta la citazione sopra riportata, telefona disperatamente al suo comando, e cerca di comprendere perché, i Tedeschi, sino ad allora alleati dell’Italia fascista nella Seconda Guerra Mondiale, improvvisamente, inizino a sparare sull’Esercito italiano.
E’ la conseguenza del proclama del maresciallo Badoglio, il giorno 8 settembre 1943.
“Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.“
Un capolavoro di vile ipocrisia.
Dopo trattative segrete, con gli angloamericani, lo Stato italiano si disgrega. I suoi cittadini, i suoi soldati, impegnati su più terribili fronti di guerra, sono lasciati soli, e nudi. Il re con la sua famiglia, e un po’ di ricchezze, scappa nel sud Italia, insieme al maresciallo Badoglio, cui era stato affidato il Governo dopo la sconfessione di Mussolini, operata dal Gran Consiglio fascista del luglio 1943.
Le parole del proclama, dichiarano che con i nemici angloamericani, si è raggiunto un Armistizio, che riconosce la nostra impotenza di fronte ad una forza soverchiante (e contro la quale eravamo andati in guerra da codardi prima, con l’attacco alla Francia quasi già sconfitta dai tedeschi, e del tutto impreparati, come testimoniano, tra le altre, le rovinose conseguenze della disfatta sul fronte russo, e da vili presuntuosi poi, quando, appena dopo l’attacco giapponese di Pearl Harbour nel 1941, dichiarammo guerra agli USA); si giustifica la nostra resa, col pietoso argomento di voler risparmiare ulteriori sciagure alla Nazione (quella stessa Nazione della quale non si era avuta nessuna cura; costringendola sotto una dittatura dal rilevante consenso prima, capace solo di perseguitare minoranze ed oppositori, fino alla vergogna delle Leggi Razziali, e gettandola poi, del tutto impreparata, in una avventurista guerra di aggressione).
Badoglio non ha il coraggio di esplicitare che l’Italia, e gli Italiani, dovranno difendersi, anche in armi, dai loro ex alleati nazisti. E quando al proclama segue la fuga di una intera classe dirigente, tutto un popolo è tradito dai propri governanti, che lo consegnano all’occupazione militare tedesca, che non si cura di un Esercito lasciato senza ordini. Solo la Resistenza, anche di parti dell’Esercito, restituirà dignità alla nostra nazione, e le consentirà di meritare un posto, al termine del Secondo Conflitto mondiale, tra i paesi liberi.
Ecco allora che la telefonata di Alberto Sordi diviene l’emblema di chi, in quel tempo, fu sconvolto dalla propria solitudine di fronte ad un repentino cambio di scenario; di fronte ad un mondo che si assestava su direttrici del tutto opposte a quelle alle quali era abituato. Di fronte all’assenza di una qualsiasi mediazione operata da classi dirigenti consapevoli del proprio ruolo storico e del reale interesse del Paese. Di fronte anzi all’abbandono di ogni responsabilità, da parte della classe dirigente che, sin lì, aveva governato quel mondo.
Lo scenario mondiale, oggi, pare avviarsi in una direzione del tutto diversa, da quella intrapresa, con fatica, dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Il tentativo di governare, con un’ottica universalistica, certi processi globali, viene giornalmente minato da grandi potenze sempre più dispotiche al proprio interno. Quel tentativo, che originava anche dalla accettazione multilaterale (almeno formalmente) di certi principi propri delle democrazie liberali, viene oggi devastato da moderne pulsioni autoritarie che agiscono contemporaneamente contro tutti i pilastri che fondano la Democrazia e riconoscono Eguaglianza tra gli esseri umani, e legittimano, anche solo per questo, le più orrende forme di governo di altri Paesi, purché corrispondenti ai propri interessi geopolitici ed economici. Il tentativo di stabilire pari dignità tra Paesi diversi, è platealmente cancellato da una politica che si fonda sempre più su puri rapporti di forza e sul preservare ed incrementare le ricchezze appartenenti a cricche di affaristi, oligarchi, dittatori e criminali. Intere aree del pianeta, si trovano a dipendere sempre più, per la propria sopravvivenza, dalla accettazione di ricatti portati con le armi in mano, o, più gentilmente, con la minaccia di distruggere intere economie. La guerra di conquista territoriale, che sembrava bandita dalla Storia, è tornata ad infestare il mondo, partendo dall’aggressione operata dalla Russia nei confronti dell’Ucraina, e dalla pulizia etnica che Israele sta operando nei confronti degli abitanti di Palestina. Il colonialismo delle materie prime, non è mai finito.
Oggi, se Alberto Sordi telefonasse, forse chiederebbe al suo comando di spiegargli, come mai, gli USA, nostri alleati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi, ci stiano ora sparando, in pieno accordo con i loro ultradecennali avversari al governo della Russia.
E forse, esattamente come il giorno dopo l’8 settembre 1943, nessuno, al comando italiano, sarebbe in grado oggi, di rispondergli sensatamente.
Ad ottobre del 1997, esattamente ventotto anni fa, Martin Feldstein, economista, capo consigliere del Presidente USA, il Repubblicano Ronald Reagan, rilasciava una intervista al quotidiano italiano “Il Sole 24 ore”. In quella intervista egli, andando controcorrente, rispetto alle narrazioni ufficiali dell’epoca, avvertiva che il varo dell’Euro, la moneta unica europea, avrebbe aperto la strada a scenari impensati: ad una guerra civile europea; ad una guerra tra Europa e USA.
Sul piano dei conflitti interni all’Europa, egli indicava sia una serie di debolezze intrinseche alla moneta (in parte fondate), che una serie di possibilità in grado di generare conflitti. Queste evenienze, in gran parte, nel tempo, si sono verificate, fiaccando l’Europa con scelte di politica economica e monetaria, che hanno approfondito le diseguaglianze tra Stati membri, e nelle società degli Stati membri. E sono proprio queste diseguaglianze ad aver impoverito, tra i nostri cittadini di tutto il continente, il senso stesso dell’Unione tra Paesi europei.
Ma, soprattutto, egli indicava che nell’Euro era insito un rischio politico; che cioè rappresentasse l’inizio di un effettivo processo di unificazione politica, monetaria, economica, e militare. Se questo fosse effettivamente il percorso che si apriva, Feldstein ammetteva che si sarebbe aperta una concreta e reale possibilità di conflitto con gli USA, messi in discussione nella loro primazia (all’epoca ancora apparentemente intoccabile) sui mercati mondiali, ad esempio anche sul piano della moneta preferita per gli scambi commerciali.
Feldstein, quasi trenta anni fa, conclude l’intervista affermando che avrebbe raccomandato all’amministrazione statunitense, di ripensare tutta la propria politica estera, se l’Europa avesse proseguito nel suo progetto, sottolineando, peraltro, e va notato con estrema attenzione, come tutto sarebbe stato esacerbato dall’ingresso eventuale della Gran Bretagna nella moneta unica.
Meglio la cosiddetta “Brexit”; potrebbe dire oggi. Un primo obiettivo, quello di staccare la Gran Bretagna dalla UE, già colto, ricorrendo anche a forme di guerra ibrida, come indica il caso dei dati dei privati cittadini inglesi, forniti dalle aziende social, statunitensi, alle creature politiche ed economiche di Steve Bannon, fascista americano che ha amichevole casa in Italia, ed usati per condizionare l’esito del Referendum sull’uscita della Gran Bretagna dalla UE.
Se un economista statunitense, quasi trenta anni fa, inizia a pensare che gli interessi statunitensi, possono giustificare qualunque capovolgimento delle alleanze, viene da chiedersi se in Europa, o in Italia, vi sia stato, o vi sia, qualcuno capace di guardare così lontano da sé, in modo da prepararsi convenientemente a cambiamenti che potrebbero essere traumatici.
Da oltre trenta anni, in Italia, la politica, quasi tutta la politica di ogni schieramento, non studia più nulla. Passa il suo tempo a cercare strategie comunicative efficaci per vendere il proprio prodotto, spesso rancido. Passa il suo tempo a costruire posizioni di potere, anche su base economica, all’interno dei partiti e movimenti, selezionando solo personale “fedele”; non capace o competente. Passa il suo tempo a camuffare la realtà, per renderla compatibile con le proprie barzellette. Continua a fare accordi, più o meno confessabili, con la criminalità organizzata.
In questo senso, la figura di Silvio Berlusconi, dominatrice dell’epoca, ha avuto talmente tanta forza da costituire una sorta di paradigma; un richiamo da imitare nelle sue movenze, per tutte le forze dello schieramento politico, provocando danni devastanti ed una quasi generale, terribile mediocrità della classe dirigente. Selezionata sempre, sulla base del grado di servilismo, grazie anche a compiacenti e strumentali riforme successive del sistema elettorale,
Oggi, su ogni piano, l’amministrazione statunitense, attacca pesantemente l’Europa e la sua esistenza stessa come libera unione di paesi sovrani, trovando sponda, all’interno di ogni Paese europeo, in tutti quei movimenti e quelle forze politiche che, non essendo in grado di modificare in alcun modo le tendenze sempre più spietate del capitalismo economico-finanziario globale, cercano solo dei capri espiatori cui addossare la colpa di problemi dei quali non sono in grado di fornire alcuna soluzione, e indicano l’edificio burocratico dell’Unione (sul quale pure molto ci sarebbe da dire), come responsabile delle contraddizioni che i popoli affrontano ogni giorno nella loro concreta vita quotidiana. Proprio nel momento di questo attacco, noi tutti, siamo Alberto Sordi che telefona per avere qualche indicazione di fronte ad una situazione che sembra inventata, per quanto apparentemente irreale, ed invece tremendamente tangibile.
Gli USA alleati della Russia che sparano insieme contro l’Europa.
Cosa farà il Governo italiano, in questa condizione ? Il Governo italiano espliciterà la sua scelta di subordinazione, anche formale, agli USA, tradendo così un percorso difficile, incompleto e a tratti sbagliato, ma pure compiuto dai paesi europei insanguinati da secoli di guerre fratricide ? Il Governo italiano, fatto di nazionalisti d’accatto, si schiererà con quanti pensano, che senza vincoli europei, senza moneta unica, ci sarebbe uno spazio nel mercato globale, per la nostra economia ? Il Governo italiano ripescherà la vecchia ambizione della mafia siciliana, di fare dell’isola uno Stato americano, offrendo tutta l’Italia come cinquantunesimo stato USA ?
Il Governo italiano, discuterà con gli Italiani, di quali siano i reali interessi del nostro Paese ?
Gli spari contro l’Europa che tutta l’amministrazione Trump, e il mondo delle imprese, soprattutto tecnologiche, che gli gira intorno, non lesina di esplodere, non sono più soltanto colpi contro le nostre economie, ma hanno assunto la caratura di precetti morali.
E, sulla morale, è bene saperlo, non si fanno mediazioni.
Sono sbagliati i valori, alla base dell’Unione Europea. Sono sbagliati i valori dell’Illuminismo. E se ai valori, si contrappone una ideologia capitalista radicale, rafforzata, sul piano simbolico, da una certa etica protestante che vede il favore di Dio, solo per coloro i quali abbiano successo, anzitutto economico, in questa vita, e da una volontà feroce ad escludere gli altri, e ogni diversità possibile dal banchetto assicurato da una traballante supremazia militare, il rischio del conflitto somiglia molto meno ad un film di fantascienza.
Dunque il nostro otto settembre odierno, inizia almeno trenta anni fa, quando abbiamo smesso di pensare al lungo periodo, e ci siamo innamorati delle trimestrali di bilancio e delle apparizioni televisive prima e del consenso social poi. Quando abbiamo smesso di eleggere statisti, e abbiamo eletto venditori di rabbia, di paura, e di illusioni miracolistiche.
E oggi, quella classe dirigente che abbiamo eletto, si trova di fronte ad un totale cambio di scenario. L’alleato (con parecchi peccati sulla coscienza, a partire dalle stragi fasciste che, dal 1969 in poi, hanno insanguinato l’Italia), è divenuto padrone esigente e minaccia di diventare nemico, se non si sta ai suoi ordini: ma lui, il nostro alleato, ha avuto trenta anni di tempo, per pensare a come trasformarsi. Noi ?
Perchè è chiaro che una parte importante della classe dirigente americana, politica e d’ogni altro settore, ha cura solo per i propri interessi materiali, e per la loro difesa mobilita ogni energia, palese ed occulta, in nome di una ferrea logica del potere. E questa cura, attraversa il tempo e il colore delle amministrazioni. Il signor Trump, è solo la faccia più conseguente e senza ipocrisia di questa parte, assai importante e forte, d’America.
Non so se stavolta sarà sufficiente per il nostro Governo, adottare il vecchio adagio (anche mafioso), secondo il quale occorre essere flessibili come un giunco, e chinarsi, al passaggio dell’onda di piena, per scampare qualche prezzo di tutti quelli che dovremo pagare. Non so se qualcuno darà credito ad una certa italica furbizia servile.
Certo, impressiona, vedere Francia, Gran Bretagna e Germania, riunirsi insieme, e parlare con il Presidente ucraino, che poi va a parlare, da solo, con il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri, come se fosse andato prima a consultarsi con qualcuno di cui possa fidarsi, e poi vada a sondare qualcuno che invece è percepito, e forse è già, solo la vile appendice di un altro potere che promette di dominare il mondo.
Credo sia necessario essere consapevoli che il modo, con cui si concluderà la guerra in Ucraina, ed il modo con cui si cercherà di dare soluzione alle aspirazioni di Israeliani e Palestinesi, segneranno il destino anche delle nostre traballanti democrazie.
Forse per questo, oggi, più di sempre, sarebbe necessario che s’alzi alta la voce del popolo italiano, e di qualcuno che degnamente lo rappresenti, per indicare una direzione giusta da prendere. E la direzione, non può più essere quella di ieri, perché il mondo è cambiato.
Ci vuole qualcuno che risponda al tenente Innocenzi-Alberto Sordi.
Qualcuno che dica che l’Italia, insieme all’Europa, deve difendersi dal suo ex alleato, e dal suo nuovo amico russo; deve discutere su un piano di pari dignità con la Cina e con gli altri Paesi emergenti del mondo, e con l’Africa, e deve conquistarsi così, di nuovo, il diritto di sedere tra i Paesi liberi, ma stavolta, su basi completamente diverse. Perchè non c’è più nessuno spazio per l’ipocrisia e il doppiopesismo. Il che significa, tra l’altro, dotarsi delle basi materiali per il futuro. Materie prime per la tecnologia e combustibili, mentre si prova a divenire sempre più autonomi per la produzione di energia. Competenze e saperi. Scelta della reciprocità sul piano dei diritti del lavoro, e dei diritti umani. Significa dotarsi di un unico sistema fiscale, se vogliamo la stessa moneta, e di una unica politica estera e di governo dei processi migratori. Significa scegliere una versione europea del capitalismo da applicare a tutte le aziende che in Europa hanno il loro mercato, senza eccezioni. E magari di praticare anche forme di economia diversa, dal capitalismo.
Siamo, e passeremo in una fase di conflitto. Non voglio immaginare quanto duro. Dall’esito di questo conflitto, dipenderà se saremo servi (più di quanto nessuno prima in Italia lo sia mai stato), o se saremo liberi cittadini del mondo. La posta in gioco è questa. I tempi in cui si darà un esito, piuttosto che un altro, sono del tutto imprevedibili; come imprevedibili restano i possibili crolli verticali di qualcuno o qualcosa. Però forse vale la pena di iniziare a parlare agli italiani, un linguaggio diverso. E sarà difficile, farsi ascoltare, perché trenta e più anni di sonnolento declino hanno rallentato i riflessi anche dei più veloci. Però è urgente, e necessario.









