A novembre 2025, l’Amministrazione statunitense, ha diffuso un documento (si tratta di un testo di 29 pagine, almeno nella versione pubblica cui ho avuto accesso), denominato “Strategia per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America”.
Credo sia un testo che vada letto, e discusso. Ad ogni livello.
Il documento si apre con una lettera del Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ai suoi cittadini.
“Questo documento è una road map per garantire che l’America rimanga la nazione più grande e di maggior successo nella storia umana, e la casa della libertà sulla Terra… renderemo l’America più sicura, più ricca, più libera, più grande, e più potente che mai.”
Il documento, poi, chiarisce il suo senso e il suo scopo, sin dall’inizio: ogni scelta, ogni riflessione, ogni linea tracciata, ha un solo obiettivo: “la protezione degli interessi nazionali fondamentali”.
Chi ha scritto questo documento ha ben chiaro nella propria mente, un principio: condurre ogni azione, e ogni scelta, in ogni campo, al solo fine di “tutelare i diritti naturali dati da Dio (ai cittadini americani), e dare priorità al loro benessere, e ai loro interessi”.
“Vogliamo proteggere questo paese, il suo popolo, il suo territorio, la sua economia e il suo stile di vita, da attacchi militari e influenze straniere ostili, che si tratti di spionaggio, pratiche commerciali predatorie, traffico di droga e di esseri umani, propaganda distruttiva e operazioni di influenza, sovversione culturale, o qualsiasi altra minaccia alla nostra nazione”.
Gli Stati Uniti d’America, non sono interessati ad un mondo migliore; più pacifico, giusto, vivibile; il loro interesse è ristretto a quello che loro definiscono “Emisfero Occidentale” (sostanzialmente, il continente americano e i Caraibi), del quale vogliono “garantire che rimanga ragionevolmente stabile e ben governato per prevenire e scoraggiare la migrazione di massa verso gli Stati Uniti.”
Ogni risorsa strategica degli USA, ed ogni campo di azione possibile, deve avere questa, come sua finalità principale. Non vi è area possibile che non debba essere mobilitata a questo scopo: “rafforzare il potere e la preminenza americana”.
Quella che viene illustrata, è la politica estera del Presidente Trump: è la sua personale visione, ad orientare le scelte, motivate da ciò che “funziona per l’America”.
Ed ecco l’elenco, di quel che “funziona per l’America” :
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“La pace attraverso la forza”, perché “la forza è il miglior deterrente;
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“Predisposizione al non-interventismo”, che significa stabilire una “soglia alta, rispetto ai nostri interessi numerosi e diversificati, per giustificare un intervento”;
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“Realismo flessibile”: si debbono cioè avere buon relazioni con le nazioni del mondo “senza imporre loro cambiamenti democratici o altri cambiamenti sociali che differiscono ampiamente dalle loro tradizioni e storie”;
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“Primato delle nazioni”: le nazioni hanno un diritto sovrano da difendere “contro le incursioni che erodono la sovranità, operate dalle organizzazioni transnazionali”;
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“Sovranità e rispetto” : la sovranità degli Stati Uniti è intoccabile, e non verrà limitata da organizzazioni internazionali, e neanche dalla “manipolazione cinica del nostro sistema di immigrazione per costruire blocchi di voto fedeli a interessi stranieri”;
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“Equilibrio di potere”: “gli Stati Uniti non possono permettere a nessuna nazione di diventare così dominante, da poter minacciare i nostri interessi”;
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“Pro-lavoratore americano”: priorità, ai lavoratori americani;
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“Correttezza”: gli Stati Uniti vorranno essere trattati correttamente dagli altri Paesi, che non potranno più contare sulla loro benevolenza, ed in particolare, gli alleati, devono spendere in Difesa, una percentuale molto più alta del proprio prodotto interno lordo;
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“Competenza e merito”: più nessuna azione a sostegno delle minoranze, o degli svantaggiati, sul piano interno, e chiusura del mercato del lavoro statunitense, ai “talenti”, poiché prima, vengono gli americani.
Ed ecco alcune tra le priorità:
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“L’era della migrazione di massa deve finire”;
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“Ci opporremo alle restrizioni antidemocratiche guidate dalle élite sulle libertà fondamentali, in Europa…”;
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“Gli alleati devono contribuire di più alla Difesa collettiva: il modello saranno partnership mirate, per condividere gli oneri con alleati di idee simili…”;
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“Le risorse richieste (per la Pace), si riducono alla diplomazia presidenziale”;
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“Gli Stati Uniti daranno priorità al riequilibrio delle relazioni commerciali… opponendosi alle barriere alle nostre esportazioni e ponendo fine a quel che danneggia le industrie e i lavoratori americani”;
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“Ripristinare il dominio energetico americano (in petrolio, gas, carbone e nucleare)”;
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“Respingiamo le ideologie disastrose del cambiamento climatico”;
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“Preservare e accrescere il dominio mondiale del settore finanziario americano”.
Lo sguardo, è tutto centrato sulla paura.
L’elenco di minacce, vere o fittizie, giustifica l’unico punto focale di tutta la visione strategica statunitense: i propri personali interessi ed affari.
La militarizzazione di ogni ambito in cui si esplichi l’attività di governo, (commercio, tecnologia, industria, cultura, catene di rifornimento, materie prime strategiche etc.), dentro il Paese, e nella sua proiezione internazionale spiega una delle caratteristiche implicite, del documento: la costruzione del culto della personalità.
Il Presidente, è il “Comandante in capo”: è l’uomo che, in pochi mesi, porta la pace in numerosi conflitti mondiali, alcuni dei quali, ultradecennali; è l’uomo che riporta tutto sulla retta via, anche sul piano morale. E’ l’uomo, per il quale, si può scrivere un capitolo elogiativo di una Strategia Nazionale, in perfetto stile adulatorio mutuato dai sudditi del dittatore della Nord Corea, ed intitolarlo: “La Necessaria, Benvenuta Correzione del Presidente Trump” (con tutte le maiuscole ritenute indispensabili).
Il “Comandante in capo”, deve avere a sua disposizione: “l’esercito più potente, letale e tecnologicamente avanzato del mondo…il deterrente nucleare più robusto, credibile e moderno del mondo”. La possibilità di mettere al primo posto, i soli interessi americani, è fornita in primo luogo dalla sua forza militare. Una forza che non può accettare di essere seconda a nessuno, e che farà di tutto perché nessuno si avvicini alla possibilità di insidiare questa primazia.
E’ la minaccia della guerra, da quella commerciale a quella militare, a quella che riguarda le tecnologie critiche, che garantisce e rende possibile la politica.
Il “Comandante in capo”, intende, fuori dal proprio Paese, “Sostenere i nostri alleati (anche quelli non ancora oggi al Governo), nel preservare libertà e sicurezza, in particolare in Europa, ripristinando al contempo, l’autostima della civiltà e l’identità occidentale europea”. In sostanza, si reclama un diritto d’ingerenza, in senso politico, e persino morale, in nome della supremazia americana.
Una supremazia che, in primo luogo deve esercitarsi per “prevenire e scoraggiare la migrazione di massa” (nella sua lettera iniziale il Presidente spiega che ha schierato l’esercito, per fermare l’invasione dei migranti). Non c’è più bisogno di esplicitare una teoria della razza che ne individui una “superiore”. E’ sufficiente impedire ai poveri di varcare i propri confini, e continuare a sfruttare liberamente tutti gli altri: tanto, all’interno degli USA, come di altri Paesi, la “razza” dei ricchi, sarà, nei fatti, la “razza superiore”.
Tecnicamente, anche solo enucleando questi primi elementi, si è di fronte al dispiegarsi di un esperimento totalitarista, in mutate condizioni storiche rispetto al passato, e senza il bisogno di costruire una teoria ideologica coerente che lo giustifichi (anzi forse proprio liberandosi da questo impaccio novecentesco, questo tentativo acquisisce grande capacità di penetrazione, reinterpretazione della realtà, e rilancio continuo).
Questo tentativo, è stato aiutato in larga misura, dalla frantumazione del principio di non-contraddizione, ad ogni livello; dalla preminenza della comunicazione social che cancella ogni principio di autorevolezza; dalla crisi dei tradizionali mezzi d’informazione di massa. E questo esito è conseguenza anche, di decenni di massacro sociale e di svuotamento della classe media, realizzati da sistemi di tassazione sempre più iniqui e protettivi verso ricchi e super ricchi; dalla globalizzazione finanziaria senza limiti che il capitale, prevalentemente statunitense, ha realizzato; dalle delocalizzazioni industriali che inseguono un profitto basato su bassi salari e sull’assenza di ogni rappresentanza sindacale e di ogni protezione sociale.
E non fa nulla, se ci si riprometta di consolidare esattamente queste dinamiche, mentre si assicura ai lavoratori americani un nuovo radioso futuro, rafforzando un sistema che però li ha impoveriti e ridotti allo stato servile.
Pura propaganda che compie il servizio base necessario al consolidarsi di ogni forma di totalitarismo: la sostituzione della realtà, con una narrazione immaginaria.
In questa narrazione immaginaria, non c’è posto per la Scienza, che diviene “ideologia del cambiamento climatico”, e nessuna responsabilità, può essere assunta nei confronti della futura umanità, neanche del proprio stesso Paese. La protezione degli interessi economici immediati di una casta di oligarchi, che si sente e in larga misura è, irraggiungibile dalla Legge, rivendica la propria indiscutibilità. La Scienza non conta nulla, mentre invece la Tecnologia, soprattutto quella suscettibile di impiego militare, va sostenuta e facilitata in ogni modo.
Ma le caratteristiche potenzialmente totalitarie dell’attuale governo statunitense, si scorgono anche nella furia con cui si vogliono abbattere i poteri intermedi degli Stati americani, e la terzietà della burocrazia ad ogni livello, che non deve garantire l’applicazione della Legge, ma solo la volontà del Governo, evidenziando il “farsi Stato” del movimento trumpiano. Una evoluzione studiata e raccontata da Hannah Arendt in “Le origini del totalitarismo”, che sottolinea anche (pensiamo al modo cruento, in cui le SA sono state soppiantate dalle SS nel regime hitleriano), come sia prassi totalitaria l’affiancamento prima, e lo svuotamento con sostituzione poi, di corpi dello Stato, per esempio le Forze dell’Ordine, con milizie fedeli solo al “Comandante in Capo” (pensiamo al rapporto tra ICE, e altri corpi di Polizia negli USA).
E la volontà di aiutare, con ogni mezzo, i partiti alleati, ma non ancora al governo, in tutti quei Paesi che gli USA considerano propria sfera d’influenza, configura anche una caratteristica di “rivoluzione permanente” del modello trumpiano, anch’essa di matrice totalitaria.
La ferma volontà di non consentire alcun confronto, o concreto atto che metta in discussione la supremazia americana sul pianeta, configura il ripudio della pari dignità tra Stati sovrani, e ne presuppone anzi, la subordinazione, quando ricadano nella sfera d’influenza americana. Ciò spiega lo smantellamento (in parte già operato) di ogni partecipazione ad organismi internazionali, e il disconoscimento di ogni diritto e pattuizione internazionale. Vale solo la forza.
E questa regola, non è applicata solo ai “nemici”, ma, soprattutto, agli alleati.
I governi dei Paesi alleati con gli USA, a partire dal governo italiano, sono chiamati ad assumere la responsabilità di accettare, o di contrastare quanto viene loro non proposto, ma imposto.
Ciascuna singola questione nazionale, nei Paesi oggi alleati con gli USA, dovrà essere subordinata agli interessi americani.
La Storia che ci ha preceduto, ha tenuto a raccontare che il potere americano, era un potere “giusto”. Sicuramente, in alcuni momenti storici, l’America è stata generosa, pur dentro inaccettabili ingerenze in tutto il mondo, Italia compresa, ma, certo, oggi, è tolto ogni velo ad una reale politica di potenza. Ed occorre comprendere bene che, in questo quadro, non è la genuflessione che può salvare l’Europa, e certo non può salvare una singola nazione europea, a meno che non abbia una vocazione servilista (tentazione che accompagna molti partiti e movimenti e governi europei che fanno finta che non esista contraddizione tra diversi nazionalismi: i nazionalismi conducono inevitabilmente alla guerra).
Per gli USA di oggi, o sei “amico”, e pertanto comunque subordinato, o sei “nemico”, e quindi vai combattuto.
E anche questo manicheismo, è di chiara origine totalitaria.
Il nemico è chiunque dissenta dalla loro ideologia/morale o metta in discussione il loro interesse economico.
Il potere che immagina questo manicheismo, non considera sé stesso contendibile. E’ molto probabile che le prossime elezioni negli Stati Uniti, non si terranno affatto, o si terranno sotto lo stato di eccezionalità, anche armata e violenta, che il governo di quel Paese deciderà di porre in essere.
Nel documento, non vi è alcun riferimento alla Pace globale. Nel documento non vi è alcun riferimento alla Democrazia. Nel documento non vi è alcun riferimento a diritti, men che meno universali.
Forse un tempo, questi riferimenti erano larga parte retorica: ma il solo fatto di porli, ne segnava un ossequio alla “Dichiarazione universale dei diritti umani” dell’ONU; una sorta di “superiorità morale” per quei valori, che si è affermata nelle coscienze di uomini e donne di tutto il pianeta, sotto qualunque regime vivano.
Oggi, quelle parole, lungi dall’essere praticate, sono, semplicemente, cancellate.
Trump vuole incarnare un hegeliano “Spirito della Storia”, che si pone, senza infingimenti o ipocrisie, alla guida di un movimento razionale e necessario che esalta e giustifica il solo principio del più forte, all’interno delle società, e tra gli Stati.
Occorre essere consapevoli che il futuro ha su di sé, la pesante ipoteca di una regressione generalizzata, nel segno dell’abolizione dell’Eguaglianza tra persone; nel segno della cancellazione di ogni Solidarietà. Quel che può apparire un regresso però, non presenta sé stesso solo come ritorno ad una tradizione, magari inventata, ma lo caratterizza per l’uso omnipervasivo della Tecnologia dell’Informazione/Comunicazione che, di per sé, può essere usata come infrastruttura fondamentale di una società del controllo totalitario, che non è più solo violento e oppressivo, ma anche incantatore, coi suoi modelli di benessere, di consumo, di forma umana, persino.
La Libertà di cui il documento parla, è solo una piena libertà commerciale per le imprese e per il capitale finanziario statunitense; al massimo, è una “Libertà dei Consumi”, e compito del Governo, è tutelarla con la forza delle armi.
L’Europa è pronta a subordinarsi, anche formalmente ?
L’Italia è pronta a subordinarsi, anche formalmente ?
Nelle società, e tra gli Stati, nel giro di breve tempo, se questo “nuovo ordine mondiale”, violento, dovesse affermarsi, ogni singola questione, ed ogni condizione umana, dovrà essere subordinata agli interessi americani, identificati con quelli di una ristretta oligarchia di ricchi e potenti, che si sentono svincolati da qualsiasi regola.
Per questo, ad ogni scelta concreta (e non ad ogni sparata propagandistico/provocatoria), occorrerebbe contrapporre un altro orizzonte possibile ad ogni livello.
Paradossalmente, persino ad ogni elezione comunale, occorrerebbe raccontare questa evoluzione del quadro internazionale, per spiegare come l’alternativa sia tra il divenire formalmente servi, e ricercare invece una propria autonomia e strada, in un mondo mutato e che ascolta solo i rapporti di forza; forza militare, per essere precisi.
Per questo, occorre costruire nuove comunità di Stati, che si propongano un nuovo e diverso modello di relazioni umane e tra Stati: ma questo è possibile solo se, ovunque, si sconfigge, politicamente, questa spinta, fortissima, alla guerra e alla subordinazione al più forte, che percorre tutte le società.
Questa Comunità di Stati, è chiamata a costruire un nuovo modello di convivenza, che metta radicalmente in discussione quello presente. Chiunque pensi che siano sufficienti risposte di bandiera ed autoconsolatorie, o “moderate”, non ha ben compreso l’altezza della sfida. E sarebbe un illuso, se pensasse di poter tornare a vecchi equilibri, per quanto precari fossero.
Il documento, infine, si propone di “Promuovere la grandezza europea”.
“I problemi più grandi che l’Europa affronta, includono le attività dell’Unione Europea e di altri corpi transnazionali che minano la libertà politica e la sovranità, politiche migratorie che stanno trasformando il continente e creando conflitti, censura della libertà di parola e soppressione dell’opposizione politica, tassi di natalità in crollo e perdita di identità nazionali e autostima”.
“La diplomazia americana dovrebbe continuare a difendere la democrazia genuina, la libertà di espressione e celebrazioni senza scuse del carattere e della storia individuale delle nazioni europee. L’America incoraggia i suoi alleati politici in Europa a promuovere questa rinascita dello spirito, e la crescente influenza dei partiti europei patriottici, dà effettivamente motivo di grande ottimismo”.
L’America pone sé stessa come giudice ultimo di cosa sia giusto, e cosa sia sbagliato, e tutto filtra entro quest’ottica. Non rileva, qui, quanto questo fosse anche nel passato. Rileva che sia posto formalmente, come unico accettabile, di fronte all’intero pianeta, il proprio punto di vista. Un punto di vista che, formalmente, interviene nelle vicende di un altro Stato sovrano, per scegliere quale sia la sua rappresentanza politica “giusta”, e che si spinge addirittura a stabilire una “morale” giusta, e una sbagliata. Rileva che più volte si faccia riferimento a concetti la cui definizione razionale è sfuggente ed ambigua e potenzialmente utilizzabile in senso repressivo ed autoritario, da uno Stato che, progressivamente, trasforma sé stesso in “Stato etico”, e quindi, totalitario.
E questo avviene ponendo tre questioni molto vere, cui l’Europa, fino ad oggi, non ha dato risposte capaci di costruire consenso tra le sue popolazioni: la prima, riguarda le politiche migratorie; la seconda l’eccessivo armamentario della burocrazia europea (e per noi latini/mediterranei, l’eccessivo sbilanciamento di potere, in favore dei paesi del Nord Europa e delle loro borghesie conservatrici). La terza, riguarda l’accusa, al sistema dell’Unione Europea, d’essere guidato da élites. Ma, anche qui, non può rispondersi in pura difesa dell’esistente.
Occorre aprire nuovi orizzonti, caratterizzati da realismo e da visione di prospettiva. Occorre fornire nuove motivazioni e bandiere, alle popolazioni europee vittime dei selvaggi processi di globalizzazione degli ultimi tre/quattro decenni.
Ma, soprattutto, occorre diffondere, ad ogni livello, consapevolezza della posta in gioco, e una proposta politica alternativa che sappia suscitare in una una parte maggioritaria della popolazione europea, l’entusiasmo direi; comunque un consenso forte.
“…l’avidità che ci comanda, è solo un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la Libertà non può essere soppressa”.
Diceva Charlie Chaplin nel discorso finale de “Il grande dittatore”.









