Al tempo che viene, desidero dichiarare il mio amore.
Io lo so, quanto il grido del nulla, uccida.
E so anche che, in genere, ci importa molto più prendere, che dare. Però, a pensarci bene, è attraverso l’oscurità, che la luce si rivela. E quanto più si stia al buio, tanto più, si potrebbe essere amati. Si dovrebbe essere amati, forse.
Se solo ci si ricordasse di valere qualcosa, in questa vita.
Potrebbe persino essere una giornata perfetta: una di quelle in cui si scommetterebbe sul proprio cuore; sulla sua capacità di condurci attraverso l’oscurità, mentre le parole scorrono, come una pioggia infinita in un bicchiere di carta, che non può contenerle; che non può contenere i suoni delle risate e le sfumature di vita.
Guardo, al tempo che deve venire, e vorrei abitarci dentro. Vorrei mi sia data, questa possibilità, cui da lungo sono lontano.
Vorrei pensare che nulla, sia reale; che vivere sia facile, con gli occhi chiusi. E mi chiedo come ci si senta, ad essere sempre senza casa, che ci abbracci. Un completo sconosciuto. Tramortito; cui è stato portato via tutto quel che si poteva rubare; da solo, e senza nessuna direzione; consapevole, di non avere nulla, e, perciò, nulla da perdere.
Invisibile.
Guardo al tempo che deve venire, e mi chiedo se nasconda una via d’uscita. Mentre sono in mezzo a tante persone che ritengono che la vita sia poco più di uno scherzo, ma forse non è questo, il nostro destino. E, poi, per me, il destino è solo quello che io decido sia. Per il resto, sono un uccello dentro una voliera. Posso decidere quanto e dove volare, ma incontrerò sempre le sbarre che mi fermeranno. Solo questo, posso provare ad accettare.
Saranno duri i tempi che verranno, e chiederanno di lottare uniti. Ma io lotterò anche da solo. Pure se, divisi, sprechiamo le nostre vite. Quando tutto ciò di cui avremmo bisogno, è solo la luce di una candela.
Salgo sul tempo; come se salissi su un bus, e tenessi la mia testa premuta sul finestrino, e, nel vapore del mio respiro, io disegnassi con il dito, una mappa di tutte le strade che mi hanno fatto scendere dal Paradiso. E pensassi, allora, che sia arrivato, il momento, e il tipo di notte giusta, in cui tutto potrebbe cambiare. E lo cambio io.
Magari, mentre lo amo, decido di abbandonarlo, il tempo; decido di non tornare a casa, e di camminare un giorno alla volta, senza sapere verso dove, semplicemente, finché mi sarà dato. Fin quando il tempo non smetterà d’essere difficile, e le cose avranno finalmente un significato.
Mentre lo abbandono, chiedo al tempo se vuol stare con me.
Le catene sono sciolte e ogni regola è stata smentita; la pietra è stata spostata, e l’odio, messo in ginocchio. In fondo, siamo solo angeli strani. Qualcuno capace di salvare un’anima: capace di mostrargli quanto sia possibile amare sé stessi proprio perché s’ama un’altra persona: una che ci rimandi la nostra immagine: non come siamo, ma come l’altro ci abbia trasformato, talmente tanto profondamente, da cambiare persino il nostro volto.
La timidezza è bella, e certe volte, è bello persino il senso di colpa: solo se non fermano però, nel vivere, il prossimo tempo che arriva; solo se non fermano dal fare tutte le cose che nella vita si vorrebbero fare.
Le fate prendono le dita e fanno girare la ruota, e salvano burattini, e fanno guardare un sole, che la nostra pelle non sentirà mai. Non voglio pensare che il tempo che arriva, ci tagli come sono tagliate le margherite, o gli alti papaveri; e non voglio pensare che le luci se ne vadano.
Voglio pensare che le fate, diano aiuto, contro il tempo che scorre, e permettano di camminare ancora, al sole. Anche sotto un sole invisibile, ma che a tutti dia calore.
Le necessità, sono le stesse per tutti.
Non arrivarci con le dita, è un tempo che è sottratto all’essere, e lo fa scomparire, il tempo stesso.
Non rendersene conto, è il vero peccato di cui saremo chiamati a rispondere.
Dolce tempo che deve venire.
Io non ho mai fatto cose cattive, e forse neanche cose davvero buone. Però io ti terrei al sicuro tra le mie braccia, finché ogni alba torni, e ancora, e sarò come una montagna di pietra e come la luce che sorge, e ogni mattina sarò vicino a te, tempo, a cercare tesori dentro di te, e so che ci sono. E persino quando me ne sarò andato, tempo, io tornerò da te.
Per un momento, ho pensato d’essere qualcosa di buono, anche nello specchio di tutte le mie mancanze, e ho cercato di nascondere le mie lacrime; perché i ragazzi non piangono; persino quando sono non più ragazzi, non si concedono di piangere.
Dei tuoi colori, vorrei essere colorato, tempo. Chiamami, e appena mi chiami, io arrivo. Lancio le mie carte sul tavolo e aspetto che arrivi la mia occasione.
Anche se mi sento di essere solo una sagoma: un’ombra, contro il sole nascente.
E’ solo quando cammini accanto a me, tempo, che posso sentire il mio corpo parlare. E quando cammini accanto a me, è un sogno, anche se io penso di saperlo, quando sia un sogno e quando sia vero, che ti imploro, tempo, d’appoggiarti a me per farcela, per farcela insieme.
Un attimo fa, ti guardavo tempo, come guardo le ruote che girano, e girano, d’un orologio, e so che avrò un sacco di cose da imparare nuove, come se mai fossero prima avvenute, e vorrei smettere d’aver vergogna, per il mio cuore di posacenere.
Mostrami, mostrami come fai quel trucco, tempo: quel trucco di farmi restare in casa, nelle calde giornate estive, a scrivere versi spaventosi e parole raggrumate, e a farmi pensare di non essere solo, nel mio andare, e io l’ho girato quel cuore mio, adesso, da Dublino a Parigi, e se c’era sole, non era su di me, ed era così vicina la pioggia e così pronunciato il dolore. Eppure, ti amo, tempo, tempo che verrai, e non so immaginare un mondo senza di te. Io, se devo avere un tempo futuro, lo voglio con te.
Nel tempo passato, avevo un sorriso che squarciava le nuvole, ed ero davvero un bravo bambino, e non mi fermerò, adesso, fino a quando non avrò finito. E non avrò finito il mio tempo. E sono le ossa che il tempo non potrà rompere, e sono la speranza di tutto quello che avremmo potuto essere e saremo, nel tempo che arriva. E’ proprio l’assenza, che dà fuoco alla speranza, e al desiderio di cose impossibili.
Sai, tempo.
Ho ferite che non possono essere viste, e so d’essere in pericolo, ma anche di non avere più nulla da perdere. E quando perderò tutto, sarò libero. E’ proprio da me, cercare spazio dentro il più misero paradosso. Nel mio teatro, in fondo, interpreto sempre il ruolo da protagonista. Anche quando sono solo e non c’è sole nel cielo e la vita è brutta e piena di miseria e tristezza ovunque.
Anche quando tutto quello che ho, è andato.
Mi dico che va tutto bene, tempo; che non c’è niente, che non vada e che adoro vederti passare: quando passi per amore, però, mai per soldi.
So che c’era un tempo prima che nascessimo, e se qualcuno lo chiedesse, sarà proprio in quel tempo, che io sarò, perché sono solo un animale che cerca casa, una casa che conosca e lo accolga, e non voglio passare il mio tempo all’inferno, e nemmeno voglio morire, per ora.
Il tempo è dalla mia parte. Sei dalla mia parte, tempo, e devi continuare ad andare avanti, anche quando il mio tempo sarà scaduto.
Io voglio amarti, tempo, e voglio trattarti bene. Vorrei che tu seminassi su di me il tuo amore, e lo mettessi nel terreno dove crescono i fiori.
Il tuo amore, tempo, lo immagino illimitato e immortale, come un milione di soli. C’è un logaritmo di fuoco, tempo, e brucia, come me per te. E quando ascolterai le canzoni che ami, tempo, io sarò con te e con te vorrei essere. Il cielo sopra la nostra testa, tempo, possiamo raggiungerlo dal nostro letto: basterà alzare le braccia; basterà che tu non mi faccia uscire da te, tempo.
In ginocchio, ti prego.
Se penso a te, tempo, l’amore lascia una finestra nel cielo, e io ti amerò, finché l’erba intorno alla mia lapide, non sarà morta.
Se ami la mancanza, tempo, la ami solo per aver bisogno di dire “ti amo”, a qualcuno.
Allora potrai sederti, tempo, e curare il mio cuore spezzato, perché nessuno ha bussato alla mia porta, da mille anni e più.
Vorrei tu mi parlassi un po’, tempo. Se solo le persone dicessero cos’è davvero.
Io vedo la pietra incastonata nei tuoi occhi, e vedo la spina girare nel tuo fianco: le mie mani sono legate, e il mio corpo ferito. Niente più da perdere, e niente più da vincere.
Sarai così, tempo ?
Tempo che vieni, lasciati amare, e io spero di meritarlo.









