“Per me, fare una cassetta è un po’ come scrivere una lettera – è tutto un cancellare e ripensarci e ricominciare daccapo – e ci tenevo che venisse fuori un buon nastro, perché…. perché, ad essere sinceri, da quando facevo il dee-jay non avevo mai incontrato nessuna tanto promettente come lei, e davo per scontato che l’attività di dee-jay, comportasse anche l’incontrare donne promettenti. Registrare una buona compilation, per rompere il ghiaccio non è mica facile. Devi attaccare con qualcosa di straordinario, per catturare l’attenzione… poi devi alzare un filino il tono, o raffreddarlo, un filino, e non devi mescolare musica nera e musica bianca, a meno che la musica bianca non sembri nera, e non devi mettere due canzoni dello stesso cantante di seguito, a meno che tu non imposti tutto il nastro a coppie, e… beh, ci sono un sacco di regole.
Così sudai sette camicie componendo questa cassetta qua, e da qualche parte per casa devo avere ancora un paio di nastri di prova, prototipi poi eliminati.
Il venerdì sera, quando lei arrivò al Groucho, la tirai fuori dalla tasca della giacca, e cominciammo da lì. Fu un buon inizio. “
Alta fedeltà – Nick Hornby –
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“Che coss’è l’amor” Vinicio Capossela
Ma che bella domanda. Ammesso sia importante una risposta.
Sono il re della cantina. Salgo sul bancone di legno della mescita, e racconto, ad alta voce e col bicchiere in mano, a chi io abbia chiesto, cosa sia l’amore.
L’ho chiesto al vento, che soffia tra gli scuri d’una finestra chiusa, e fa venir voglia d’avvicinarsi per proteggersi. L’ho chiesto ad una porta chiusa, guardandola fissa per mille giorni, aspettando che s’aprisse. L’ho chiesto ad un pastore che ballava sotto la Stella Polare. L’ho chiesto alle mie scarpe strette, che m’hanno fatto sanguinare i piedi ad ogni passo che percorso per arrivare in orario ad un appuntamento; soprattutto a quelli che non mi hanno mai dato.
Sono certo che l’amore contenga la totale assenza di pudore del proprio corpo, che è un regalo fatto all’altro. Anche quando sembri inelegante, o eccessivo, o troppo indulgente.
Perchè dentro l’amore, ci si tuffa con la dignità di un re delle favole, pronto a perdere tutto, e ad umiliarsi.
La risposta sarà nei libri, nei film, nelle canzoni, o magari, appunto, nel vento.
O in una rumba, che desidero imparare a ballare.
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“Che male c’è” Pino Daniele
Forse l’amore è quella cosa, per cui si smette, d’aver interesse ad appartenere a sé stessi, e si vuol solo essere nelle mani dell’altro.
Che male c’è, che c’è di male, se la mia vita ti appartiene ?
Ci si può vergognare, forse, di sentirsi, e d’essere, così arresi. Ma è così che si sta davanti al bisogno. Davanti al bisogno, non ci sono difese o mediazioni. C’è solo il desiderio di essere abbracciati e accolti. C’è solo il suo sorriso.
Quanto ci si può annullare, nell’altro ?
Forse, se è amore, semplicemente, spariscono i confini: si cammina sempre dentro una terra amica, e si cammina insieme; e si comprende come l’unico potere vero, sia quello del sentimento, che può prenderci tutti, e tutto, e non lasciarci nulla di noi stessi. Ma, che c’è di male, se lo vogliamo, e se vogliamo solo quello ?
Che c’è di male, se vogliamo svegliarci solo col suo sorriso negli occhi ?
All’amore ci si arrende, da sconfitti felici. E non si vuol vincere più.
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“Stella di mare” Lucio Dalla
Un tempo, nei porti di mare, c’era sempre qualcuno che vendeva stelle di mare, lasciate essiccare al sole. Si regalavano, persino.
Regalare una stella di mare, era un modo, rozzo certo, d’immaginare che, dal cielo, potessero cadere stelle del desiderio, e che si potessero raccogliere in mare. La notte, magari, guardandole scintillare sott’acqua. Regalare una stella di mare, era svelare al destinatario del regalo, che era lui, proprio lui, ogni desiderio espresso nelle notti di stelle cadenti.
C’è un momento, forse, nell’amore, in cui ci si riconosce nell’altro. In cui si riconosce nell’altro, qualcosa di noi stessi.
Pelle bianca di luna, anche se ti giri dall’altra parte, nel letto, con gli occhi chiusi, al buio, poi mi cerchi: con le tue dita riconosci la mia mano; non sono un estraneo, e solo allora, ti avvicini a me.
Sei come me. E io sono come te.
Mi piace tanto guardarti. Mi piace tanto sentirti respirare.
E forse l’amore, è anche voler essere l’altro; come l’altro. Sentirsi cambiati da lui, e capaci di superare i nostri limiti e le nostre paure. I silenzi. Metter da parte orgoglio e carattere, e cercare solo d’essere l’altro.
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“La cura” Franco Battiato
Ti proteggerò.
L’amore è anche voler proteggere. Difendere. Riconoscere, la persona, le sue qualità umane ed intellettuali, e proteggerle. A costo di sacrificare sé stessi. Non c’è limite. Neanche il limite che altri potrebbe immaginare giusto. La misura del giusto, è solo quella che il tuo rigore stabilisce. Anche quando devi difendere il tuo amore da te.
Ti solleverò.
L’amore è anche correggere. Provare ad offrire una visione diversa, del mondo e delle cose. Senza avere l’idea d’essere necessariamente dalla parte della ragione. Ma solo con la forza del proprio amore; provare a tenere sempre aperto uno spiraglio di finestra, perché si veda il cielo, anche quando è diverso da come lo si vorrebbe. E ti correggerò anche in un tuo errore. Non mi interessa, non farti invecchiare; mi interessa che mi lasci amare la tua vecchiaia. Perchè è la mia. E perché il tuo corpo non è vecchio, ma solo amato da me. Da tanto tempo.
Ti offrirò silenzio e pazienza.
Perchè forse, anche così, si possa arrivare insieme all’essenza di tutto. E l’essenza di tutto, è che l’amore, è anche la capacità di accettare. E’ l’amore è soprattutto riconoscere che, in amore, vale ogni paradosso: la lontananza diventa contatto; nessun caldo può fermare il desiderio; ogni odore dei corpi diviene gelsomino. Il silenzio immagina musiche, e la pazienza nasconde urgenza.
Ti salverò.
L’amore forse, è proprio voler salvare. Non basta proteggere; correggere, offrire. E’ necessario salvare. Dalla malattia del rimpianto. Dalla solitudine pigra. Dalle convinzioni conformate ad altri.
Vorrei impegnarmi, permettimelo, a salvarti.
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“Bianca” Afterhouse
Sei il colore che non ho, e che non catturerò, e che vorrei essere io.
E’ strana, la notte, che oscura tutto, e tutto cancella, e invece, la più bella cosa mai successa, succede ogni mattino con l’alba, che inventa i colori e tu sei tutti i colori.
Perché sia amore, è necessario che ciascuno sia libero di fare quel che vuole, di quell’amore.
Io ti regalo il mio, di amore, e quei pochi colori che forse posso creare, o scoprire ancora, perché tu ne faccia esattamente quello che vuoi. A me non interessa altro.
La libertà fa paura.
Perchè dalla libertà, può nascere dolore. Ma non si può preferire nulla, che non sia libero totalmente. Che valore avrebbe ?
E forse, l’amore, è anche fare qualsiasi bella cosa possibile, perché l’amore non resti la più bella cosa mai successa. Qualcuno riesce ad immaginare di non voler fare un passo in più, dopo una terribile traversata nel deserto, e di restar fermo, dinanzi ad una fonte d’acqua fresca, senza volerla raggiungere ?
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“La canzone che scrivo per te” Marlene Kuntz
Forse, l’amore, è anche il desiderio della presenza fisica, in ogni istante, in ogni parete, dell’amato. L’amato che arriva, e porta desideri e capogiri. E questa è la canzone che scrivo per te; quella di ogni mio pensiero, e di ogni mio sguardo che ti cerca, perché tu c’eri, da prima che ti conoscessi. Tu, che accechi le mie dita con la tua pelle che brucia per me.
Ed è ora, che lascio libere, le tue mani, di accarezzarmi il cuore, che non si difende più. E’ bellissimo, quando si smette di difendere sé stessi e ci si affida totalmente. Da’ le vertigini, il buio, ed il vuoto. E’ un mare in cui lasciarsi andare; o è una discesa da cui schiantarsi.
E mentre scrivo questa canzone per te, non so cosa sia; non so cosa vorrei ascoltare, e non so se mi ascolti tu, o se sono io che ho dimenticato tutto. Esattamente come si cancella una foto dal cellulare, che te ne resta solo l’impronta addosso, distinta, tra mille altre, mentre si disperde in miriadi di atomi di sabbia compressa; come una polvere di vento serale, che cancella i passi del giorno, e inventa sogni per la notte.
L’amore, è infettarsi di te, e sentire la tua febbre, mia.
E questa è la canzone che scrivo per te. Riesci a scorgerti, in ogni mia parola ? Sei in ogni mia parola, mentre devo dimenticare tutto; dimenticare quanto sei reale.
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“Intimisto” CSI
Amore, è anche malattia; è il cupo rimbombo di un tuono, dentro una valle stretta e scura d’ombre e foresta. Amore è anche uno spietato tiranno, che ruba il tempo, e vanifica l’attesa; che ruba l’energia e incrina, continuamente, ogni coraggio.
Quanto è grande, la paura di perdere l’amato ?
Quanto è grande, il dolore, quando s’è perso, l’amato ?
Amore ruba la mattina, ogni volta che non si è al suo fianco nel letto, e si porta via il giorno, come fosse un guscio secco. Amore, distrugge ogni felicità, perché sono felicità semplici, immediate; spontanee e naturali: ma sono felicità da bancarella, agli occhi suoi. Proprio quelle che sembrano più minuscole e insignificanti, sono invece la sostanza stessa del respiro; sono il sole e i papaveri rossi dentro un campo di grano maturo, che è stagione, ora.
Stagione di biondo grano al vento, e rosse labbra di passione.
C’è da chiedersi quanto sia bello in verità, veder rubata la luce dai propri occhi, solo perché sia possibile veder splendere la luce negli occhi di chi si ama.
Amore è anche quello che va via.
Quello che non lascia niente, e se ne va. Quello che arde il dolore e lo consuma, fino a cenere, fino a sperdersi in polvere.
Fino a consumarmi.
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“Annarella” CCCP
Forse un giorno, un uomo, o una donna, guardando il cielo, ha cominciato ad emettere dei suoni; poi, a dire delle parole. Ha cercato di renderle belle. Le più belle che aveva. Perché aveva dentro qualcosa d’importante, che traboccava. Forse un giorno è stata inventata la preghiera.
Non dire una parola che non sia d’amore. Ti prego. Perchè l’amore, è anche una preghiera. Per me; per la mia vita, che è tutto quello che ho, e che non è ancora, finita.
E fino alla morte, tutto è vita, scriveva Cervantes, nel suo “Don Chisciotte”. Pensa. Ribaltare il pensiero, e partire dal punto meno saldo e più debole, e, sicuramente, a termine.
Partire dal vivere; e dall’amare. Che è l’unico antidoto al morire. Al morire ogni giorno. E alla morte di quelli a cui vogliamo bene. Non amare, non è vivere; è solo vicino alla morte.
Lasciami stare, lasciami così, lasciami qui.
Se le tue parole non sono d’amore.
Non c’è un prezzo da pagare. Solo il coraggio di renderlo reale. Visibile. Palese.
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“Tutti i miei sbagli” Subsonica
Amore, sono anche tutti gli sbagli che si fanno, pensando d’amare, senza mai fare male.
Quando si sbaglia pensando d’aver ragione. Quando si sbaglia pensando d’aver, naturalmente, ragione. Quando non si riesce ad ascoltare.
Amore può essere gli sbagli, sì, ma solo quelli che si commettono per un amore non egoista. Che non senta proprietà. Che sia capace di tornare indietro, e mettersi in discussione.
Certe volte, vivere, è solo la preparazione ad uno schianto; ma finché l’amato può essere con noi, ci si può ancora dir vivi. Anzi; dentro il tempo che fugge, costantemente, e non consente pause, o ritorni indietro, ma solo dissipazione, l’unico tempo reale, realmente vissuto, è quello con l’amato.
Ecco allora, che il tempo degli sbagli, in realtà, è il tempo in cui s’è disponibili ad affogare, pur di respirare l’amato; è il tempo in cui s’impara a sanguinare, per il dolore, e ad amare ancora.
Perchè amare, non consente orgoglio, e non consente d’arrendersi.
E’ tempo di contraddizione; di conflitto con le regole.
Certe volte, è tempo di perdono.
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“Stammi vicino” Ustmamo’
Stammi vicino, solo per avere le parole. L’amore, non vuole restare muto. Io ho le parole, solo se tu mi sei vicino. Altrimenti, ogni cosa che dico, e che scrivo, non ha senso o significato o peso. Sarebbero solo ombre; sono solo ombre. Ombre che, per di più, vorrebbero essere da te illuminate, e scomparire, perciò.
C’è forza, nel sentirsi vicini. Nel sapere di poter stendere la mano, e sapere che qualcuno, il nostro amato, la afferri. Anche al buio. Anche nella notte più torpida e inquieta. Magari è una piccola forza. Ma sai che puoi attingervi. Certe volte, non hai altro.
Pronuncio piano le parole, a voce appena schiusa, ma piena. Stammi vicino. E solo a te, lo dico.
Amore trema, mormora, con voce unica, e limpida e grida. Certe volte anche quando è in silenzio, grida.
Di una voce che non si ferma mai.
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“Nessuno” Baustelle
C’è una specie di amore, nascosto da qualche parte nel deserto, dentro l’anima di una rosa; o nella notte, dentro una bottiglia illuminata dalle lucciole. Una specie d’amore rara, che forse ti trova, anche se non la cerchi; e forse la cerchi, con disperazione, senza trovarla.
E’ l’amore in cui sei libero di chiedere tutto, all’amato.
Sei sul ciglio di un dirupo, con le gambe penzoloni nel cielo, sopra una nuvola, persino, e sai che puoi abbandonarti; lasciarti andare a cadere giù. E il tuo amato ti prende al volo. E un abbraccio, è più dolce, di una rovinosa caduta.
Io non so distinguere, il bene dal mare, perché so che con te, al mare, sparisce ogni mondo intorno e ci sei tu solo; e il mare allora, è solo l’azzurro che puoi darmi tu: proprio come il bene. Non si distinguono.
Dammi figli e verità, e sesso orale e santità. Nessuno più mi resta, oltre te, e nessuno desidero, oltre te. Si può chiedere, perché l’amato è sempre stato libero di dare. E sempre, resterà libero.
Anche se sono vecchio e stupido, io desidero solo accarezzare tutte le rughe che ti ho dato, e le cicatrici. Chiedo solo tenerezza e dignità.
Io non ho mai amato, prima di te.
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“Me so ‘mbriacato” Mannarino
Sono in cima al molo, con le ali aperte come un gabbiano; io sento il tuo profumo e le onde di mare, hanno la tua voce. E mi s’apre il sangue.
Sono sul ciglio d’una strada e cerco un pioppo, e ci vado sotto, a sentir cantare gli uccelli, e mi si torce lo stomaco.
Sono in autostrada al casello, e, ovunque vada, io sto venendo da te, e guardo l’orologio, per vedere quanto manca, all’appuntamento con te. E il respiro mi si accelera sino alle nuvole.
Sono davanti ad un muro, e ci sono passato a fianco di te, e tu sei ancora lì, e posso tenerti per mano, e mi tremano, le mani. Tremano le mani, quando si beve.
Sono in una piazza di un paese lontano, e c’è sole e non c’è nessuno, e tu e io, balliamo, nella piazza, leggeri, al suono di una musica che è solo nostra, mentre le stelle dei desideri ci cadono intorno. E io ti allaccio a me, ogni volta che non ci sei.
Sono tra i fiori su un prato di montagna, e il tuo seno ha la dolcezza dei petali, e le tue labbra, il rossore di una bacca selvatica. E rubo l’alba per te.
Amore, ha più gradi alcoolici di qualunque vino. E il mattino dopo, si vuol bere ancora.
E’ finito il tempo, di una vecchia cassetta C-90. Ho inciso un intero lato.
Al secondo lato solo la registrazione di Carmelo Bene che legge una poesia di Dino Campana: “Donna genovese”.
Le parole:
“Come è piccolo, e leggero, il mondo, tra le tue mani !”









