logo-studio-medico-multispecialistico-lasermillennium-dr-franco-muzi
logo-studio-medico-multispecialistico-lasermillennium-dr-franco-muzi

Storie

Home / Rubriche / Storie

Ultimi versi.

Mag 20, 2026 | 2026, Storie

Eppure, senza parere, lo crei tu il mondo.

Ogni giorno.

Rendi viva l’erba anche quando è stagione di sonno.

Accarezzi gli spigoli delle pietre.

Scansi la nebbia con un solo gesto della mano.

Rendi morbide le spine dei ginepri.

Dai canto ai passeri del mattino, e sangue al mio cuore.

Alzi al cielo le nude preghiere degli alberi.

E mi circondi di te.

==============================================================

Salgo su un treno.

E siedo dove non conosco nessuno.

Sono libero di essere quello che voglio.

Un agente segreto.

Un lavoratore in vacanza.

Un giornalista pessimista.

Un innamorato che corre verso il sogno oltre la prossima galleria.

Il capotreno e il verificatore.

Un pescatore che ha sbagliato esca.

Un fornaio sveglio di giorno dopo tanto tempo.

Va tutto bene.

Basta non essere me.

==============================================================

Sullo scaffale più alto

era un libro ingiallito

scolorato in copertina

ché forse, in passati tempi

era a lungo restato esposto al giorno

e chiuso.

D’un particolare e unico amore

le sue righe spiegavano;

l’unico possibile amore.

Quello che resta quando rifiutato

e a sé basta e siede,

solo dinanzi al mare

che l’orizzonte scava,

a carezzare tenero il nulla

di piante vuote sulle dune aspre

tarlate dal sole e dal salmastro ardente

e aspetta.

Il giorno e le stelle

e le stagioni e l’alba

immobile, e come un salice piegato

si confronta al vento, e alla rada

rabbiosa pioggia e

non s’eradica ma ancor più nella terra cruda

s’apprende.

Quel libro pesava solitario

sul cuore e sul silenzio

e non era letto.

Quasi mai.

==============================================================

T’ ho visto albero

mutare forma

andare ad altro nido

sotto lo sguardo mio travolto

e scegliere un nuovo cielo;

hai lasciato annodate a terra,

da te separate,

spoglie tue nude

rassegnate al buio

e allo sferzo del vento

tra angoli di cemento inerte

e indifferenti strade

eppure

entro quei torsi raggelati

già germoglia il primo stillo di linfa

che romperà la pelle

quando il sole gli donerà fibra.

==============================================================

Un altro passo oggi

ho fatto verso le pietre di confine.

Cercavo acqua

e ho trovato sete.

Per scale basse di cavalli

e antichi uomini

sono salito,

senza poter volare.

Oltre le finestre

m’è stato regalato di guardare

fino al prossimo cielo

che non potrò toccare.

M’è davvero concesso

di poter solo andare ancora,

e scruto

se un rebbio di cancello

mi s’apra dinnanze.

==============================================================

Vado scavando

dentro ogni lampo di pensiero e

ne inseguo la luce veloce

che prima d’essere fumo,

arde un istante

dentro il mio mare più profondo e scuro;

ma non riesco a fermare la caduta

verso il pendolo abisso.

Da me scanso ogni cenno di pace senz’onde

che troppo simile a morte mi pare

e vago

sotto le nuvole,

a cercare un sole.

Che si faccia vedere e m’accechi.

==============================================================

Sento l’aria aggrinzarsi di gelo

e sono nudo tra lenzuola

di nere nuvole raggrumate.

Sento i passi che da me

si tolgono

e mi contorco al vento da maestrale.

Sento il cuore battere con l’orologio,

e più veloce raggiunge

il tempo fermo.

Devo sentire una finestra che s’apra

e faccia entrare

ogni pulita aria dei miei pensieri

e ogni inattesa piuma di ogni mio Icaro sogno.

==============================================================

È l’ultimo sorso di sera

a restare con le mani aperte

e una luce chiara, lontana.

Sono in quiete già, i tetti delle case

e gli alberi da tempo spogli

e l’erba nera,

e non le mie gambe

che salgono

oltre l’ultima strada

per sentire

il rosso del tramonto scorrermi nelle vene

e mai finire.

===============================================================

Non fa pause

il cucchiaino che scava il mare

e svuota, ogni respiro dentro un secchiello

di bambino solo.

Non costruisce castelli

né scava fossati,

solo conta

ogni granello di sabbia senza baci

senza tempo, senza piedi nudi,

e pare terminare mai.

Come il dolore del fondo dell’onda

che amaro cerca, di frangere gli scogli;

di dar forma al vento di notte;

di cercare pace nel porto.

==============================================================

Non mi resta che aspettare

sia colmo il mio andare, di pioggia,

e sia vuoto, il mio cuore

della musica di foglie al vento.

Non mi resta che aspettare si fermi

questo affanno senza scopo

e possa io sentire intero

dell’inverno il respiro.

Come un netto taglio

della carne mia.

Solo mi resta prego, aspettare

si scoprano le nuvole sul gelo

e sgorghi rivo dal sole.

==============================================================

Sono la frantumata ombra

di una luce sottile d’autunno

che cade dal grembo dell’albero

e si spezza alle ali del vento.

Sono l’orma dalla pioggia cancellata

e mutata in fango informe

e smemoria.

Sono le mani aggelate dalla luna opaca,

spenta, dalle parole mai spese.

Sono la stoppia orgogliosa del suo tempo scorso

e muta ora, alla stagione riflussa,

che tramonto finge e prepara alba verde.

Sono il fiato del freddo

che presto di sperde appena

posata la voce.

E sono il silenzio, alla fine.

Delle frasi rubate al sogno.

Degli occhi vuoti.

Del fiato chiuso.

Delle spalle voltate.

==============================================================

Ancora non tutti aperti, i fiori viola

d’una piccola erba di salvia minore,

dentro un prato pestato

da amori abbandonati

e gelo di severo autunno,

splendono nel giorno grigio

come l’unica parola che si vorrebbe

ascoltare.

Non oso sfiorarne i petali

perchè il corso loro non sia turbato;

ma ne ricordo la luce

e la forma di labbra sorridenti,

come inattesa benigna sorte.

==============================================================

La disperata danza della notte,

per togliermi ogni luce,

trema e mi taglia a coltello

e m’urla sogni cattivi

e m’amara le labbra.

Ma stenta ancora

a privarmi del bisogno

di ricerca.

==============================================================

Mi volta le spalle

quella luna mezza

che anche a giorno,

raddensa i sogni della notte.

E resta sospesa

nell’irraggiungibile azzurro

come una mai accaduta possibilità.

Immaginavo persino la Terra

potesse alzarsi alle sue maree

e resto invece nella cornice

dove m’hanno, a forza,

confitto.

E mi pesa

essere neppure sfiorato dai suoi aridi sassi.

==============================================================

Sceso è lo scuro

più di braccia chiuse

e piedi senza orme

e nessun cappotto

mi toglie dal freddo tremante

dei rami nudi di doni.

Era luce per me

quando mi guardavo morire.

Più di quanta mai potessi pensare

e perdere.

Ma sono rimasto io

finché io chiuda la porta.

==============================================================

Pensavo ci fosse pace

senza luna.

Silenzio di nuvole

e acqua di stelle lontane

intangibili.

Ed era tempesta invece;

la lancetta del tempo

bruciava fulminando

ogni flebile attesa,

il silenzio gonfiava il vento

di parole represse e

carezze neppure accennate.

Nessun gesto delle mie braccia

m’avrebbe difeso.

Restava solo credere

che il cielo fosse un terrestre continente

sperso dalle carte

con me pietoso,

di pioggia e arcuati ponti.

==============================================================

Per troppa fretta

m’ha smesso il cuore

un eterno tempo,

di battere.

Raccoglievo veloce

i numeri del mio nome

e pregavo i pensieri

di non urlare oltre.

Tremavo

di freddo solitario.

Un’acuta spina di rosa

m’ho ficcato nel dito

a sanguinare fino a cicatrice

per vederlo ancora battere

nel rosso che s’allargava.

Il suono del dolore, ha riconosciuto.

==============================================================

Nella luce

qualche volta

pochi momenti

dentro ogni rifiuto e dentro

ogni silenzio

resto, con gli occhi aperti

a notte, di ogni notte

e così vicino

mi sembra

ogni mio desiderio

così vicino

da restare oltre ogni me

possibile.

==============================================================

Per qualcosa mai fatta

ho catene ai piedi

e una luna di ferro

da trascinare nel cielo buio.

Dormo in una prigione dentro la mia pelle

e non ho caramelle

per accompagnarmi i sogni

dietro la porta chiusa.

Solo le sbarre

vanno e vengono

sotto i miei occhi,

ferme

perché quando vanno via,

per sempre, vanno via.

Paga il peso

ogni canzone che scrivo,

della malattia del cuore,

mio

che trema,

ad ogni screpolato respiro

e invano

nella notte cerca angeli.

==============================================================

Della sera avvisa per prima,

la collina dietro le spalle mie

che s’allunga d’ombra sul prato ritorto.

Lenta, diffonde il veleno nero del buio;

lo spande ai miei occhi

del sole mi priva le mani e i rumori, attutisce persino,

col suo silenzio feroce.

Financo al cielo s’alza, che

in parte fa resistere speranza battuta dal vento

ed in parte già si rassegna alla notte.

Io ci provo,

a tenere gli occhi fissi all’azzurro

come se potessi trattenerlo,

pregarlo d’ancora illuminarmi;

come se potessi pensare

o chiedergli persino,

d’aver pena di me.

E quando il buio ha nascosto le nuvole

io ancora

disperato corro per il giorno nuovo

e non respiro

sino a che l’alba non mi purifichi.

==============================================================

Mi sento perdermi.

Il dolore al costato è una eco profonda

di terra battuta dal passo

di gioghi pesanti.

Grava la gamba il sangue

come un passo nascosto alla luna.

E si spezza il respiro

corto, entro una stanza senza finestre

chiusa, ad ogni pensiero che trancio

per non soffrirci dentro.

Non mi fermo tuttavia

e libera lascio la mia fame

bambina di vivere

fin oltre la notte che mi spetta.

==============================================================

Ascoltami

cielo nudo e freddo

accettala una preghiera mia

una sola

fa

che trovi la sua strada la luce

che apra un incrocio

e riveli una porta

una finestra

un buco qualsiasi

da cui possa essere guardata nuda

anche l’anima mia.

==============================================================

Quando più sentivo bisogno

di dare

e più il sangue cercava il mare

al termine di anse e scavate rocce,

più s’alzavano allora le pietre,

taglienti alle dita,

fino a sovrastarmi

e ingoiarmi,

come il ventre d’una immane balena.

Veloce ho corso

per serbarmi un angolo di cielo,

cui dedicare i giorni e

non so

se potrò alzare il capo.

==============================================================

Questo pomeriggio

m’era notte gelida, e feroce.

Senza ch’io neanche avessi diritto

a sentire il freddo, e lo strappo.

E l’ho atteso, il buio.

Mi sono coperto e di me ho avuto pena;

quel tanto che basta,

e basta.

==============================================================

Fuori stagione

di tarassaco una perla fragile

era così amata dal vento,

che ne chiese liberi

i semi e i petali

e di lacrime il vento

li sparse per la terra aspra.

Di profonde unghie

era scarnificato il vento,

solo ora,

fino al lontano fiorire.

==============================================================

Chiudi gli occhi. Chiudili, per favore.

Ed esci dalla foresta, verso le stelle.

E il mare ti accarezza.

E guarisci.

Chiudi gli occhi, per favore.

E il cane randagio, cercherà le tue mani.

E le chiavi troveranno casa.

E le farfalle, diventeranno fiori.

Chiudi gli occhi.

E il cielo cercherà la luna.

E i tuoi passi arriveranno all’orizzonte che sogni davvero.

==============================================================

Nessuno sa

quante strade dritte

d’ignoto amore

ho preso e

quanti squarci

ho nel cielo

e neppure importa

e neppure m’importa

che altro non so fare

nemmeno quando il respiro

perdo.

==============================================================

Al termine del tramonto

non posso oppormi

e neppure all’inverno,

né difendere posso

chi amo.

Solo di più posso amare

fragile, e incerto e

primavera posso preparare

con la giusta fatica.

Sogni nudi

e occhi pesti

ho solo questo

senza difesa alcuna.

==============================================================

Eri in cielo luna

dalle nuvole nascosta,

sempre nascosta

e lontana

e non ho nodi

che fuggire non ti permettano.

Scivoli

lungo i fili d’erba e fino al fiume

sparsa

dal vento che ruba luce

troppo innamorato

per stare ai divieti.

Forse sarai ad un incrocio

dove non t’aspetto

dove la città finisce e

inizia il viaggio e

mi troverò la tua luce tra le mani

quand’ero certo d’esser cieco.

==============================================================

Non così lungo.

Il tempo, fino a mai.

Il cammino fino al prossimo momento.

Il giorno senza me.

Il corridoio che porta ai libri proibiti.

Il filo che porta sulla luna.

Nulla è così lungo, da tenermi lontano.

==============================================================

Corri, nell’acqua sull’acqua

senza respirare, senza cuore

senza arrivo.

Indietro ti lasci

i tuoi sassi, i tuoi pezzi

chi non vuole seguirti.

Le mappe, le tracce bevute dal mare

vaniscono, come ogni fiore regalato mentre restano

i colori dei petali sul bianco

lenzuolo d’amore.

Ti segue il cielo

senza mutare, lontano

e indifferente intoccabile

e vorresti ti fermasse

e con te ardesse.

==============================================================

Intere strade colme

d’acqua invernale

furiosa

e sola

come un pacchetto di sigarette vuoto.

S’interra appena

e scivola

su fiumi d’asfalto

che indifferenti

i passi mi travolgono.

Non riesce però

a lavarmi di dosso il freddo

e l’odore delle coperte vecchie.

Né m’umidisce il cuore

finché dura

a battere

ripetendo nel suo ansimo

il nome. Tuo. Mio.

==============================================================

Dalla sera

mi lascio prendere per mano

e la guardo mortificare

i colori e i segni e i confini

in un unico panno nero

di guerra e dolore violento

e spaurito immagino

di poterle chiedere requie

e luminosa pietà

e di tutto non sciogliere

i lacci dolci e la familiarità

coi passi quotidiani

e la penosa speranza che

mi regge la luce

e il sorriso profondo

di occhi che l’orizzonte

perforano.

Sarà notte, tra poco

e impalpabile sogno di lumine

solo mi resta.

==============================================================

Sostienimi cielo

le misere ali

fino al ritorno

della luce di Primavera.

Conserva cielo ogni sogno

che ho il pudore di mai

raccontare

e non perché sia importante

ma solo perché

altro mai avrò.

==============================================================

Con le mie scarpe sfondate, quasi,

torno alla notte addolcita;

seguo strade di mozziconi

senza marciapiedi e nere

di lampioni come candele sciolti

cerco l’ombra, nel buio,

per vedere se mi segua

o se sia ferma a pregare

ad un qualche incrocio senza semafori

il dio della misericordia ultima.

Che rimedi alle mie impossibilità.

La cinghia sulle spalle,

il basto di quanto io sia asino,

regge una chitarra vecchia

dalle dita insanguinate

per le note veloci fermate

un istante prima che si perdano

tra i gas di scarico e il vapore

del fiato caldo.

C’era questa canzone

per Euridice sola,

ch’avevo pianto nella piazza vuota

ogni notte che mi raggiungeva;

ma non mi sono voltato, io

che l’ho amata talmente tanto

da rispettare il patto di non guardarla

prima d’uscire all’alba.

E quanto tradimento m’è sembrato

al desiderio non cedere.

Cammino adesso,

nudo e senza casa.

Ci sarà un treno

buio

lo cerco

che mi porti a scomparire.

==============================================================

Ho un’erba di tarassaco

che fertile, m’ha trovato il cuore.

N’estirpo ogni foglia che alla luce

arrivi già verde e alta,

e rinasce, sempre.

E scavo

con le unghie nere di terra

per uscirne le radici

e non riesco.

A smettere non riesco

d’aspettare che s’apra il fiore sferico

di semi trasparenti, alati,

e di guardare il vento staccarli dal cuore

e d’ognuno immaginare il desiderio

e di nessuno conoscere posso la sorte.

==============================================================

Questa sera di limpido scuro

chiude

un giorno altro appena sfiorato

scorso entro un guscio che mal dissimula

la sottile consapevolezza della notte.

Il rovellarsi impudico del mare

che ad ogni respiro

carezza brutale gli scogli

è il modo scelto

per guardare l’acqua restar ferma

nel suo furore innamorato.

E ancora lì, la coglie la luna

sfarinandosi, tra le onde urgenti.

Forse, di buio,

troverà il coraggio

di lasciarsi diventare sale.

==============================================================

Non c’è vento stasera

che sparga la luce di luna,

una gondola pigra,

nel suo spicchio di cielo.

Solo tra angoli di case note

può navigare e non oltre

i confini del mare.

Le stelle invece, lontane,

dalla sua luce non ancora scurate,

le rendono corona,

come angeli bimbi alle nozze

di dei felici.

È morbida

e si scioglie l’ombra di luna

quando si perde nella rena di riva

e dalla polvere si lascia possedere.

==============================================================

Sembra sghembo

in difficile equilibrio sulle rughe sue

un guscio di dura noce, e

se s’apra in perfetta metà

ha pancia d’una caravella placida

che col mare si scontri prudente

eppure tenace

fin oltre l’ultima spiaggia che resta.

E sin da bambino

ho viaggiato sui suoi balzi

e neppur ora

desidero fermare.

==============================================================

Sorprende

guardare quanto può resistersi

alle porte che si chiudono;

al rumore del cuore che s’affievolisce

e chiama requie;

al desiderio che non può sfiorare

un pane, o una sigaretta schifosa.

E ancor più sorprende

una mano che cura

e una stella che incendi il cielo

quando nulla più

colma l’assenza.

==============================================================

Mi dimentico

di come una mela trasformi il vento;

e mi dimentico delle mie braccia accese

e di ogni volta che ho cercato esempio

ne’ ricordo di quando ho piovuto gioia.

Lavo i piatti

mi ascolto il cuore correre

e piego i panni

a lume di normale sera

come un giorno da niente

e però

continuo ad accendermi stelle.

==============================================================

Cancellami notte

anche questo giorno.

Accartocciato come un foglio di quaderno

sparso dal vento greco

su un marciapiede di pietre scalzate

e abitudini.

Segnato

dai motori del traffico acre,

di persone che non mi guardano

e scorrono oltre

abbuiando, prima d’ogni tramonto,

ogni albero da cui mi protendo.

Che nulla resti indietro, nulla,

per questo accecami notte

di farfalle

neppure l’odore di mele;

solo le tue stelle spente

che senza cammino alcuno

mi lascino.

Solo la serratura della gabbia.

==============================================================

Sono rami d’albero

le vene del mio sangue e

nascosta, una gazza fa nido

dentro il cuore che m’ha rubato.

Al nero di notte si nasconde

e muta resta

interi anni

prima d’aprirsi al fuoco di una noce,

nascosta, per il tempo di carestia.

Sgraziata e goffa,

vola attenta e prudente

ai suoi più audaci cieli;

lucente, oltre la luna persino.

Forse riposa

tra le mie mani,

a protezione dalle stagioni.

E nel vapore freddo della terra

pure lontano,

ne avverto l’inquieto ardere.

==============================================================

Non so

quante dune di deserto ho bevuto

e nemmeno so quanta pioggia ho asciugato

o quanto inverno m’ha morso le viscere

né mai saprò

quante porte d’aprire ho sognato

e neppure oltre una

v’era luce

e però

io ancora sono.

E so

quanto tenue filo

mi lega all’ultimo ramo.

==============================================================

Al dolore chiedo

di darmi un tempo

che non tremino le gambe, e

m’urli la voce.

Chiedo, al dolore

di non lasciarmi secche

le mani e il cammino;

di non scavarmi più linfa, dentro le radici.

Perchè sono, dolore

e desidero non più essere.

==============================================================

Spaurito,

entro un quadernuccio d’erba selvaggia;

un soffitto di nuvole basse

mi chiude innanzi il cielo e

del vento, ho coscienza; per gli strappi

di carne e ali.

A me dietro

una sconnessa strada di camion

e sogni senza passeggeri.

Spaurito

e non guardato

come il guaito d’un nero cane nomade

che nessuno conduce o carezza.

Non faccio rumore,

ogni volta che cado.

==============================================================

Un gesto accurato

portarsi un cappuccio alla testa

per difendersi

dai colpi di spada del vento

dal rumore dei nomi mai più pronunciati;

dall’acqua di cieli aridi.

Per dare confine

alla solitudine eterna.

Per dirsi in silenzio

le cose che non possono dirsi.

Un attimo di caldo;

di tregua al gelo

dell’assenza.

E inutile

contro il peso della notte.

E incredulo

di voler ancora camminare,

e ancora.

==============================================================

C’era una vecchia foto

di tempi cambiati, ora,

quando il mondo non ha voce più

e solo paura e secca gola

e io non so

dov’ero

in quella foto ferma

al tempo di allora

che più non è tempo

ma solo guerra

e fiumi fermi

e vomito di dolore

e più uomo

non voglio essere

solo ballare

sotto una luna senza mare

e senza una spalla

da baciare.

==============================================================

È la chiglia d’una barca

scossa dalle onde

stanotte tersa

la rada parte di luna

colta dall’opposto sole.

Legno sperso

che alla notte s’oppone e scintilla,

e dona rotta ai miei occhi.

Sempre puntare al cielo scuro

anche sommerso

sentire

che al colmo della cupola profonda

un abbraccio mi aspetta.

==============================================================

Nel mare

che tondo e lento, e a respiri successivi

arriva alla terra e la sfiora,

ho visto vivere e

nelle vene di un albero

col cuore in cielo

ho visto scorrermi il sangue rosso

e nel singhiozzo del volo

d’un cardellino che a sera cerca riparo

ho sentito i balzi della mia paura

ad ogni sguardo tuo

ai tuoi occhi a me chiusi.

Stento in me solo,

a sciogliere il buio.

==============================================================

Dentro il più cupo freddo

fiorisce del vivere l’urlo

onda di tempo

tesa

fin oltre la notte

fin oltre il numero di foglie

che sui rami nudi lottano

per nascere

erompendo dalla scorza aspra.

Dentro la stanza del pazzo

non hanno suoni le pareti

né ali le braccia

ma non resta legato

il pensiero libero

e degno.

Dentro l’incerto scriversi delle parole

resiste, e resiste uno spasmo,

d’amore e cielo una scintilla

indomita ferita

ch’invece di frangere il respiro

lo alimenta come fornace.

Basta dolore, basta.

Basta fragile pelle.

==============================================================

Ci sono stelle sui tetti piatti

delle case di mare

indicano una terra

un approdo,

una salvezza dalla notte

dal bianco truce e alto

delle onde di fortunale.

Stelle cui fissare gli occhi e la prora

quando l’acqua di tempesta e di cielo

sommerge ogni parola

ma non il dolore,

perché si salvi il prossimo giorno almeno

e il respiro ancora;

fino alla prossima lacerante ferita,

fino alla prossima prova d’inverno marcito.

==============================================================

D’adolescente chiarore

m’hanno empito oggi i fiori di ciliegio

prima di diventare rossi frutti

da baciare.

Neanche uno

ne ho gualcito di carezze;

solo dell’ombra,

il profumo profondo

ho sentito.

Distante sempre dal nascere

resto

e solo posso disegnarne

nel cielo

i tenerissimi petali.

Al vento che sussurra amore

tremanti.

==============================================================

Un bicchiere di latte

che lasci le labbra bagnate di rossetto

caldo

come una chitarra spezzata

sul muro del silenzio,

e che risponda, alla stretta delle dita,

mano amica, amante, cura,

però di vetro trasparente

e senz’appigli indifferente

alle urgenze bambine mie.

Un sorso di sera appena dolce

neppure inizia

a pagarmi il pedaggio

per la mia strada di pace.

==============================================================

Un cielo perfetto

per il fumo di un camino

per tracciare nuvole

sulla seta dei sogni

che non mi permetto di fare

o di comprare al tabaccaio;

perfetto cielo grigio di luci cittadine;

di centro scosso e buio

e di neon freddi

che attende il lunedì

e un passaggio

da un amore infinito

fino al mattino.

Spostati, cielo,

restituiscimi di primavera le farfalle.

==============================================================

Comprami delle luci.

Prima di spegnerle.

Prima che cambino nome.

E comprami dei colori

tra quelli della stagione

che ancora promette e

accarezza

gli occhi che si volgono altrove.

Bruciami ancora un po’

quello che serve

per non restare al gelo.

E fammi vedere

i tuoi fiori gialli di vulcano

quando la notte mi strangola.

==============================================================

Una luce, ho visto

dentro la città spersa

e nascosta

amava l’ombra

intoccabile ombra che vane

appena luce tende

un dito per carezza

e si spegne

mentre arde.

Agli incroci tacevano

i tuoni compressi

ma il fulmine,

di luce veloce

l’ombra, poteva toccarla.

==============================================================

Una gita di scale, e sole;

vertigine di persone e taglienti raggi

dove ombrarsi, in luce contro,

e sparire, un accecante istante,

nei passi, ordinati,

dei turisti in foto.

Era un giorno di fuga

tra i libri sperduti, di scaffali curvi

e ceste ricolme

favole cercavo,

da regalarti, un gioco,

un tremare di farfalla,

in ogni pensiero.

E ad ogni fuggevole volto

raccontavo raggiante

d’avere un cielo mio.

==============================================================

T’ho sentita passarmi accanto

primavera,

e non mi hai guardato e

non mi hai toccato e

neppure mi hai parlato,

ch’ero angolo di muro.

T’ho sentita andar via

me oltre,

a passi leggeri e veloci

perché sai la tua strada primavera.

Fiorisci e cresci, e nutri

altrove me.

Molti, e molti inverni ho scorso

per rendermi di te degno;

di freddo lontano

e giorni senza fuoco

a preparare risvegli, e musica

e fresca alba, ghirlande,

d’aghi di rosa e gemme non schiuse ancora, ché questo

è l’inverno che ho, e ghiaccio,

e solo mi resta

il profumo tuo che fuggi.

Di colpo ho compreso,

che non m’aspettano stagioni,

non primavera.

==============================================================

Delle api la danza di violino

carezza i petali bianchi

dei fiori di melo.

Rovesciati dal cielo sui rami larghi

disordinati di vita fremente

in controluce, vene,

del cuore mio inciso

di silenziose strade,

scurano le nuvole

coi loro fiocchi e stami solari

e dolciscono la sera.

Sulle mani mi resta

un’odore di spezie e baci

sparso nell’aria.

Come un impossibile ricordo.

==============================================================

L’ombra scura, dei fiori rossi

in controluce tenue, di lontani lampioni,

si spande in terra

come una pozza

di senza fondo scuro,

i miei pensieri che

non riconosco miei;

lì giacenti

e soli,

come da mesi e mesi,

senza colore

solo odore

di petali stordenti

come un’acqua che scorre

senza mare ove posare.

==============================================================

Posso raggiungere

una riva di mare

e metterci una luce

che si sperda

negli sbagli dell’acqua

e poi

posso smettere di guardare

e d’ascoltare

e di riconoscere, gli odori

delle ginocchia, sulla sabbia

e del sale sulle labbra

e della rena sporca

di troppi passi.

Solo non posso

ricordare di me.

==============================================================

Un gatto aspetta un tetto randagio

che lo protegga

dall’infinito nero di nuvole

che inchiostrano il cielo.

Forse avverte di carezze l’assenza

e il profumo caldo.

L’erba si piega al vento

e già chiede acqua.

Quella felice del ritorno

che scioglie dubbi e perdite.

Quel gatto s’accuccia

solo

sotto un velo di rovi

mentre gli uccelli chetano l’ultimo canto.

==============================================================

Da dietro una tenda

da dietro una finestra

ancora non posso

il sole che cade

guardare con gli occhi

come nulla

di quanto amo

guardare posso

da dietro una scala

da dietro un muro

da dietro una porta

dimenticata persino.

Solo posso sfiorarne il calore nell’aria

e nulla tenere tra le dita

del sole mio che mai

tramonta.

==============================================================

Mi sveglio prima della sveglia

e mangio quello di cui ho voglia.

Pancetta, carciofi e caffè

aringhe insalata e the.

Dovrei, a lavoro andare

ma non me ne tiene

e vado a nuotare

chi c’è, c’è, e chi vuole viene.

Mi sveglio e cambio

città, strada, musica

sapori, odori, fatica

solo i sogni, non vendo.

==============================================================

Porpora di occidente

mi scorre nelle vene;

lo stesso colore delle conchiglie

sui vestiti che dal mare

venivano, desiderati.

E come il cielo,

è al tramonto;

inesorabile scivola

mentre il giorno ancora

m’agita ogni pensiero.

==============================================================

Il lieve sapore

aspro e rosso, d’una prima fragola,

m’asseta le labbra e

salgo, le scale d’un cielo che non ha nuvole per me.

Guardo i fiori bianchi

dall’occhio dorato;

ci saranno altri frutti forse

forse ci sarò ad aspettarli.

Forse avranno sapore

d’una antica casa di legno.

==============================================================

Il verde più denso, nella sera all’ombra,

e sprazzi di celeste freddo

scorrono

passeggeri della terra rimasta indietro

ma lasciano

del sangue l’ombra scura sulle ferite

slabbrate e violente

di un dolore diventato antico

e ogni giorno più arroventato.

Quell’albero ritorto

come un gioco spezzato

e buttato

via

non può accogliermi alle sue radici

né ripararmi;

solo mi mostra il vento mutato

in corteccia piegata da ferita di sfregio;

di acqua secca e silenzio

come fosse mio destino

prosciugarmi.

Che strada mi traversa la luna;

almeno tregua mi offra,

d’arance e oblio;

di glicini fragili fioriti

e di cuore che smette.

==============================================================

Questa pioggia segreta,

quando è sole in cielo

e il celeste si contende i miei pensieri,

con l’ombra della sera e delle nuvole,

che ha suono di soffio gentile

in un orecchio arido,

ha chetato il canto degli uccelli

e m’è rimasta solo la musica

dei ricordi di un tempo

a venire.

==============================================================

L’auto che passa, sul bagnato,

ha rumore di rasoio e taglia

l’acqua pozza;

schizzi d’inchiostro, su una carta di lacrime.

E non c’è e

non c’è bordo dorato di nuvola

cui aggrapparmi

per non cadere, succhiato da un tombino,

come una muta comica.

Il vento m’entra nei polsi

nelle cerniere e nelle foglie

che scuotono il capo

a guardarmi.

Io che sono il male di tutto

io che ho gli occhi bruciati di te.

==============================================================

Dal tempo senza luce sei scampata

luna

e posi ora il tuo arco disarmato

appena sul dorso dei monti.

Insegnami

ad inseguire il giorno

a cogliere la Primavera e le maree

insegnami

a vincere l’ombra

ad essere fermo

nell’attesa

a non temere

di restar sempre

non visto.

==============================================================

Se hai trovato l’articolo interessante e vuoi discuterne con me compila il form sottostante o contattami all’indirizzo email:
messaggio@luigifiammataq.it

Consenso trattamento dati personali

12 + 5 =