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Il melmaio italiano.

Lug 22, 2026 | 2026, Istantanee

Feccia.

Una delle definizioni riportate dal Vocabolario on line Treccani:

“fig. la parte peggiore, più spregevole: – la feccia della società; non vi compromettete con quella feccia – e con significato affine a fango, melma: – le virtù, di qua dipartitesi, hanno nella feccia de’ vizii i miseri viventi abbandonato ( Boccaccio ) -”

In Italia, da tempo, gorgoglia un melmaio. Impastato di vecchio e nuovo fango. Dal quale emanano miasmi di discarica tossica. E che vorrebbe ricoprire di sé l’intero Paese.

Occorrerebbe provare a capire cosa davvero sia, questo melmaio.

Approfittare di chi lavora.

Lavoro nero; lavoro minorile; contratti pirata; elusione ed evasione delle regole contrattuali e di legge; straordinari non pagati, e straordinari trucchi per rubare soldi in busta paga a chi lavora; molestie, persecuzioni; violenze e arbitrii; mancato pagamento dei contributi e contratti finti che nascondono normali rapporti di lavoro subordinato; lavoro senza sicurezza e/o inquinante; il lavoro che ha orario fino a morirne. Mille contrattini, e nessun contratto vero.

Il lavoro pagato troppo poco. L’assenza di possibilità di crescita. Il comando, come unica relazione.

Fatti sfruttare, consuma, crepa; prima possibile e senza troppi disturbi.

Al massimo, ti possiamo lasciare davanti al Pronto Soccorso, col tuo braccio dentro una cassetta della frutta.

Sporcare la Politica.

La Politica per fare carriera. La Politica in nome di clan e interessi criminali. La Politica per sistemare sé stessi; i propri amici, i propri parenti. La Politica serva della finanza e dell’economia anche criminale. La politica dei finanziamenti oscuri alla politica. La politica dei manganelli. La Politica della propaganda. La Politica della sopraffazione. La Politica che soffoca le libertà. La Politica della violenza e della repressione indiscriminata. La Politica del controllo e delle stanze segrete per accordi schifosi. La Politica corrotta e quella che discrimina tra eguali, e che stabilisce graduatorie tra diversi. La Politica dei servi della politica che servono solo a confermare il potere di pochi e poche. La Politica che racconta bugie e non ha responsabilità, perché tanto pagano tutti. La Politica del più forte. E quella di chi urla di più, e più ignora cosa urli. La Politica che vuole asservire l’Amministrazione ( Amministrazione spesso bravissima, ad inserire nelle Leggi, normative tecniche che consentono di fare l’esatto opposto di quel che la Legge prevede, con lucroso vantaggio e per immobiliaristi e affaristi di ogni genere, criminale compreso ). La politica che piega le Leggi e cerca scorciatoie. La politica che imbroglia; perché racconta che costruirà il Paradiso, e poi se ne fotte altamente.

La politica che Franza o Spagna purché se magna. La politica di: “a me, che me tocca ?”. La politica che sono tutti uguali e a me non me ne frega niente. La politica di chi mi battezza, che m’è padre. La politica che tanto magnano tutti, mentre io mangio una quadrupla polpetta avvelenata americana, gonfia di similformaggio plasticato e grondante salse sugnose.

La politica che fa politica per tutto questo, ma soprattutto perché comandare è meglio che possedere qualcuno in un letto (frase che ha un’impronta eminentemente maschilista, e non a caso).

Irregimentare le relazioni umane.

Mogli e mariti, e buoi, dei Paesi, e del colore di pelle tuo. Solo mogli e mariti niente confusioni. Solo mogli, e a casa; certe volte, meglio mogli in vacanza e mariti in città: è ammesso.

Il matrimonio ripara; come il silicone. La famiglia; anche quella mafiosa, e anche quella che tiene famiglia. Intorno a me, nel mio lavoro, solo parenti: perché ci si fida solo di sé stessi, e neanche tanto. I figli obbediscono, e le madri invecchiano. Il capofamiglia, è il primo, ad essere servito a tavola. Il figlio maschio più grande, è l’erede. Se non c’è il figlio maschio, lo troviamo illegittimo. Comunque la tassa di successione non si paga.

E’ necessario, e benvoluto, un moderato uso della forza, con la donna, per convincerla ad accoppiarsi. Con un uomo, beninteso. Quand’anche marito. I lavori, sono di casa, e richiedono accurate mani femminili. La donna realizzata, è una donna madre. La donna senza uomo, è preda. Come tutte le altre donne, peraltro. Non è una mano morta; è una mano vivissima, e se una donna la senta poggiarsi vigorosamente sulle terga, o sul seno, si ritenga omaggiata, che l’oltraggio, è non stare allo scherzo; al cameratismo da camerata. Rifatti le labbra, e gonfia il seno: avrai sempre mercato. Prendi pillole blu: il tuo essere uomo, si misura da quanto sembri maschio. E da quanto, coi soldi, cerchi scorciatoie.

Uomo non camminare mai, mano nella mano con un altro uomo, perché turbi l’ordine pubblico e l’osceno senso del pudore.

Semmai, servirebbe misura, per tutte e tutti.

E, comunque, intendiamoci.

Alla base di tutto, c’è l’assenza del discorso pubblico sessuo-affettivo. Che non è una strada liscia e panoramica. Ma una roba parecchio intricata e delicata, che è giusto lasciare al passaparola; ai siti porno gratuiti anche per minori; ai social frequentati da pedofili e sfruttatori di fragilità altrui d’ogni genere e forma; ad una Intelligenza Artificiale servizievole, cui si può domandare tutto in modo esplicito. Ad una Chiesa generosa di divieti e male pratiche. Mai a Scuola (con chi; sotto sorveglianza di chi; con quale rispetto per gli integralisti di tutte le religioni, pure quelli stupidi, e senza mai chiedersi, sul serio, se non si tratti, semplicemente, di prendersi cura dell’umano come è; come vorrebbe essere, e, per questa via, immaginare una società in cui i diversi convivano – o è proprio questo, che non si vuole ? -).

Confondere la propria morale, o il proprio moralismo, con la Legge. Pretendere che la propria religione sia Legge, per tutte e tutti. Usare la propria religione, per perpetuare rapporti di potere favorevoli. Usare il proprio potere, per farlo diventare una religione. E questo, nel grande mondo, come nel piccolo tinello di casa.

Il mondo intorno, deve solo rassicurarmi che ho scelto la strada giusta.

Non pagare le tasse.

A prescindere.

Non ragionare, di come sarebbe più equo e giusto, tassare; ma solo diffondere l’idea che evadere le tasse, sia difendersi da un furto (che comodamente maschera la fame di illegittimo guadagno). Meglio ancora, se le tasse possano evadersi, quando s’offra un prodotto, o un servizio, vitale magari, o necessario, o urgente, e allora è dovuto il piegarsi, in nome di un interesse che pensiamo superiore. Si può essere anche corteggiati, a volte, col mancato pagamento delle tasse: perché senza ricevuta fiscale tutto costa meno, e tu che paghi le tasse, tutte le tasse, capisci che se vuoi la ricevuta, sei sempre tu, che paghi le tasse per lui, o per lei. E perché dovresti pagare due tasse, se almeno un po’ puoi sgravarti dei costi ?

Non pensare che l’evasione e l’elusione fiscale siano un altro modo di far concorrenza sleale tra imprese e professionisti. E dimenticarsi temporaneamente degli studi premiati ed enormi e costosi di commercialisti a servizio di imprese d’ogni genere, anche multinazionali, e di soggetti i più strani – magari qualche criminale forse in incognito o travestito da società con sede nelle Isole Cayman – il cui unico compito è proteggere dalle tasse; sfruttare ogni debolezza normativa; sollecitare condoni e tombe e rateizzazioni per quarantanove milioni di mesi; suggerire legislazioni sbrindellate coi ricchi e potenti; addomesticare i controlli anche appartenendo alle stesse logge massoniche, o cosche, o famiglie, o cordate di partito.

E continuare a raccontare l’incredibile balla, secondo cui, un ricco, persona o impresa, se tassata meno, o non tassata, investa. Al massimo consuma; spesso, i beni di tutti ( aria e acqua comprese ), in misura sproporzionata. Però è magro e in forma, e scattante, e predatore, anche all’età di Noè. Fa niente se porta il parrucchino: i soldi non puzzano mai. La lingua dei servi, è prensile.

Io le tasse non le pago, per questo, mentre sono in fila alla ASL, per farmi le analisi del sangue, mi lamento ad alta voce di come ci trattano, a noi cittadini, che già ci tassano e dobbiamo pure pagare il ticket, e non ci sono medici o infermieri sufficienti e mancano pure le siringhe. E dobbiamo persino stare in fila dietro a una donna nera coi suoi due o tre figli piccolissimi, che di sicuro le tasse non le ha mai pagate e magari ha pure l’esenzione dal ticket.

Io le tasse non le pago; il mio reddito è contraffatto, e, per questo, sono ammesso a portare mio figlio al nido comunale: peccato che sia pieno di bambini che non parlano italiano; già al nido, bisognerebbe insegnarglielo. Se volessi, potrei chiedere anche una casa popolare. Ma non lo faccio perché affitto non ne devo pagare, visto che sto a casa di papà . Abusiva, negli anni ‘80: condonata e ristrutturata. Bonus compresi.

Corrompere la comunicazione.

La comunicazione, l’informazione, il linguaggio, sono terreni di guerra. Una guerra che ricchi e potenti stanno combattendo, da tempo, contro tutte e tutti, e contro la Democrazia, in particolare.

Allora spargi notizie false col giornalista che le fa sembrare vere. Allora fai propaganda, col giornalista che fa sembrare realistici i tuoi proclami. Allora ometti di raccontare e spiegare. Le proprietà, i direttori, gli amministratori delegati di piattaforme social e i loro algoritmi, determinano quello che vedi e quello che è reale, e il resto, non esiste, semplicemente. Allora offri solo minchiate, a ogni ora della notte e del giorno: se semini minchiate, non raccogli gente seria. E anche solo seminare minchiate a ciclo continuo, per 24 ore al giorno, per ventiquattromila anni di seguito, significa inquinare pesantemente qualunque tipo di comunicazione.

Bisogna essere truculenti, cinici, volgari, falsi, strumentali, urlatori e confusionari, rozzi e viscidi, e gonfi d’interessi egoistici e corruttori di linguaggio ( come ad esempio certi revisionisti storici a senso unico ), per rendere accettabile, e giustificabile, il puro arbitrio del più forte, ricco, potente. La cancellazione dell’Eguaglianza tra le persone.

Bisogna controllare, intimidire, attaccare col potere economico e, possibilmente, silenziare, ogni giornalismo libero e curioso. Magari va anche colpito, un giornalismo così, e nei modi più fantasiosi possibile. Allargare sempre la distanza tra la realtà, e la sua rappresentazione, e far passare per normale senso comune, un qualsiasi modo di legittimare il potere del più forte, e ricco, e maschio, e bianco. Proprio dalle fondamenta umane; dalla nascita stessa del pensiero: molto prima di qualsiasi politica o ideologia. Un mondo come pura selezione darwiniana, però per via dinastica, e che racconta sé stesso come il migliore dei mondi possibili. E chi è in cima alla piramide, come un modello.

Semplificare forzatamente tutto. O da una parte, o dall’altra. Senza articolazione o complessità. Questo è l’osso gettato in pasto ai cani, per oggi; domani, nuovo giro, stessa giostra.

Tutto è tradotto in un sistema binario, esattamente come i mattoni base che regolano la vita dei computer. Per tutto si può fare il tifo, e tutto odiare, anche contemporaneamente; ma nulla va compreso. Nulla va ascoltato davvero.

Nel regno della confusione, della superficialità, delle urla e delle pose studiate dagli esperti di comunicazione, vince chi fa la pubblicità migliore; chi invade col proprio nome ogni mezzo di comunicazione ed informazione; non chi abbia le migliori ragioni.

Corrompere la comunicazione, l’informazione ed il linguaggio, vuol dire che due sommato a due, come risultato, dà cinque. Perchè così dice il potere.

Il principio di non-contraddizione non esiste, e, in nome della libertà di parola, si può insultare qualunque verità, a partire da quella scientifica; qualunque comunità di minoranza; qualunque avversario politico; qualunque storia che diviene sempre strumento di verità finte. E può essere legittimato, giustificato, esaltato, qualunque razzismo; qualunque fascio-nazismo; qualunque travestimento da comunismo di dittatura autoritaria e spietata; qualunque nazionalismo ignorante; qualunque bugia agghindata da verità.

Ed è un attacco profondissimo alle basi materiali stesse, della Democrazia.

Il Ministero della Paura.

Gli italiani sono sporchi, violenti, e ci tolgono il lavoro. I terroni sono sporchi, violenti, e ci tolgono il lavoro. Gli slavi sono sporchi, violenti, e ci tolgono il lavoro. Gli africani, gli arabi, i pakistani, gli indiani, i cinesi, i bangladesi, sono sporchi, violenti, e ci tolgono il lavoro. E, in verità, cucinano roba davvero puzzolente, che ti resta attaccata al naso, per almeno venti giorni, quando ci passi vicino.

Fanno bene i Musulmani, che ai ladri tagliano le mani (qualcuno, lapida la donna considerata adultera, ma questo vien fuori solo quando dobbiamo aver paura dei Musulmani). Se arriva un ladro gli sparo. Se uno mi ruba la borsetta, gli passo sopra col suv.

Una volta, l’antifurto, lo mettevano i ricchi. Oggi, lo mettono tutti, quasi. E nessuno conosce chi vive nel suo palazzo. Mettiamo telecamere dappertutto. Finiremo col chiedere autografi ai molestatori, ai ladri, ai vandali, ai violenti, agli ubriachi. Qualche bravata, è ammessa.

Se hai successo nella vita, Dio ti ha scelto. O ti può scegliere, se calpesti qualunque cosa nella corsa all’autoaffermazione. Perchè se non hai successo e qualche decina di migliaia (milioni) di seguaci digitali, sei destinato all’Inferno; un pauroso inferno magari comunista. Se va un po’ meglio, al Purgatorio delle mezze calzette eterne.

La donna che lavora quanto sta’, coi figli ? Poi i figli vengono su maleducati.

Devi avere paura del dubbio. Devi avere paura di cercare.

La cronaca nera vende. Fa ascolto. In nome del diritto di cronaca, trasformiamo ogni delitto in una serie televisiva. Spargiamo allarme; chiediamo Ordine. Raccontiamo che i Nomadi rubano. E se qualcuno di loro ruba davvero, vale per tutte, e per tutti (alcuni di noi, sono stati coltivati male, diceva un Rom, in un libro).

La paura, non cerca differenze: preferisce costruirsi una faccia e un nome, e ti suggerisce di dotarti di un’arma di distruzione di massa, da puntare contro tutte e tutti quelli che hanno quella faccia e quel nome. “Uccideteli tutti: Dio riconoscerà i suoi”. Si dice l’abbia pronunciato un abate, che, di fronte alla possibilità che le sue armate, dilagate nella città sotto assedio, potessero porre fine alla vita anche dei cattolici, di quella città, e non solo di quelli che erano stati definiti eretici, abbia preferito ripulire tutto. Tanto, la ricompensa, arriverà nella vita eterna.

Per qualcuno avrà il volto di molte donne vergini. Il Dio dell’altro, fa sempre molta paura: è un articolo che non scade mai, sotto qualunque latitudine.

Devi aver paura della scadenza del contratto; delle scadenze delle bollette e del Mutuo; della scadenza dell’assicurazione e delle rate per l’acquisto dell’auto. Della caduta di meteoriti e dei vaccini. E di dover fare una visita specialistica perché non hai i soldi per farla.

La paura ha molti colori, ma trova sempre una soluzione nel capro espiatorio. Che va scelto bene. E ben propagandato, perché tutti si convincano che è colpa del bersaglio individuato, se la ragazza m’ha lasciato, e se ho scotto la pasta. Il capro da sacrificare, si cambia, alla bisogna. Ma si è sempre detto, già da prima, che era colpa sua. Sempre. Anche se è falso.

L’abuso di potere.

I titolari di qualunque concessione pubblica. Il monopolio privato mediato dalla politica, come superamento del libero mercato liberale. E favori sparsi in ogni direzione.

Al mare, e con le acque minerali; in autostrada e in funivia; le frequenze televisive e i trasporti quasi pubblici. Il mercato, al massimo, è un oligopolio di grandi e irraggiungibili aziende, che parlano con te, solo tramite call center, e ti applicano tariffe, che servono solo a pagare gli utili dei loro azionisti, e a lasciare il cittadino, o la cittadina, soli e sole contro un invincibile mostro a mille teste che, se tagliate, ricrescono dieci per ciascuna.

Gli abusi edilizi e quelli urbanistici.

Il diritto che diventa un favore. Il protettore, o la protettrice, che, dentro un ufficio pubblico, sveltisce la pratica, o ne cambia arbitrariamente l’esito.

L’abuso come normalità nell’emergenza: qualunque emergenza. Qualunque normalità.

La suddivisione dello stesso appalto, in pezzetti più piccoli, per farlo diventare ad affidamento diretto; o la somma urgenza, che fa fare le gare solo all’ultimo momento, quando uno solo è già preparato a rispondere.

Gli sconti che ottengo se indosso una divisa. Il posto riservato perché sono importante.

E ti umilio, se sono più in alto nella gerarchia aziendale, o ministeriale, o comunale.

Se serve, pure i beni naturalistici, storici, o artistici, diventano edificabili, mansardabili, come la piscina tra i templi di Agrigento.

Col mio potere, posso far togliere la squalifica ad un giocatore importante della mia squadra.

Il mio potere si abbassa, davanti ad un potere più grande, per entrare nelle sue grazie.

L’abuso di potere della violenza. Pensare che la violenza risolva i problemi. L’abuso (l’uso) di potere fisico. Nei confronti della donna, in particolare. Ma anche contro soggetti fragili. L’abuso di potere di chi dovrebbe usare potere coercitivo responsabilmente.

E’ vile, l’abuso di potere.

E per legge governativa italiana, impunito.

Da trenta e più anni la Giustizia penale viene depotenziata e falsificata, per consentire a politici, a ricchi, a potenti, a presentabili ed economicamente solvibili criminali organizzati, di sfuggire alla Giustizia. Mentre i poveri e i diversi, e i dissidenti, sono sottoposti ad ogni rigore, anche scorretto e prevaricatore.

La Legge è uguale per chi se lo può permettere, è scritto sulle facciate dei Tribunali italiani, appena sotto il Crocifisso.

L’elenco degli abitanti del melmaio, è solo parziale.

Ce ne sono molti altri, e qualcuno anche parecchio importante. E se, secondo il Libro della Genesi, l’uomo è fatto di fango, del melmaio, sono fatti certi uomini e certe donne particolari.

E loro, pensano agli altri, solo come servi; come merce; come mezzo e mai come fine.

Ci sono persone, che chiamano “feccia”, altre persone. Queste persone, pensando di rendersi interessanti, talvolta, definiscono sé stesse, “feccia”.

Ci sono persone che creano, il melmaio; persone che ne godono; persone che lo alimentano, anche e soprattutto con le menzogne e le omissioni. Persone cui conviene, economicamente innanzitutto, il melmaio. E persone che usano il melmaio per conquistare, o rafforzare, anche illegittimamente e illegalmente il proprio potere. Ci sono persone che investono, nel melmaio, e ne traggono profitto e potere. Persone che vivono bene, nel melmaio.

E poi ci sono quelli, e quelle, che pensano che il melmaio, sia il migliore dei mondi possibili. E fanno di tutto per conquistare quanti più mondi possibile, con la forza del proprio denaro, e del proprio potere, innanzitutto.

Per ripulire il melmaio, tutti, e tutte, devono stare dentro e opporsi. Anche solo ciascuno per il proprio pezzetto preferito. Anche quelli che hanno qualche tratto comune col melmaio, ma ne sono portatori minori.

Tutte e tutti senza preclusione alcuna.

Si fa un contratto. Ci si obbliga, pena sanzioni individuali e collettive, contrattate e santificate da accordi legalmente vincolanti, ad un programma minimo di interventi, realizzato il quale i termini di ulteriori interventi devono essere rinegoziati.

Prima di tutto, andrebbe posta in sicurezza la Democrazia dell’Italia, e avviato magari un percorso di maturità, in cui tutti gli attori politici, pur riconoscendosi pienamente nei principi e nel dettato costituzionale, ne cercano applicazioni diverse, e modificazioni strutturali, solo se ampiamente condivise.

Ci si impegna a realizzare sette o otto riforme:

– Indipendenza/Responsabilità di tutte le fonti di informazione e comunicazione pubbliche e private: la RAI totalmente affidata a personalità indipendenti e dotata di vere risorse;

– Legge sulla rappresentanza sindacale. Si deve sapere chi rappresenta chi, e con quale peso elettorale. Il voto del 50,1% dei Lavoratori e delle Lavoratrice interessate e interessati, valida qualunque accordo;

– Riforma elettorale totalmente proporzionale con una preferenza libera da esprimere entro liste, con premio di maggioranza fino al 51% della rappresentanza parlamentare, alla coalizione, che vinca il secondo turno elettorale;

– Principio della certezza della pena. Sfoltimento delle fattispecie penali inserite nel Codice solo per ragioni propagandistiche; trasformazione di molti reati in percorsi rieducativi, responsabilizzanti e che prevedano forti ammende di carattere amministrativo, da commutare in percorsi di lavoro socialmente utile;

– Riforma fiscale in senso fortemente progressivo, e che premi l’investimento in ricerca e innovazione, e l’aumento occupazionale: abbassare le tasse a tutti coloro i quali abbiano un reddito annuo fino a 35.000 euro, e prevedere il carcere quando l’evasione fiscale, sia pari, o superiore, al 30% del dovuto;

– Riforma totale delle concessioni pubbliche e della possibilità per il consumatore, di rivalersi su chi eroghi beni o servizi;

– Rafforzamento della Sanità pubblica e totale indipendenza delle ASL dalla politica; investimenti pubblici sulla diagnostica e sulla riabilitazione

– Legislazione, anche in concorso con l’Europa, sulle Intelligenze Artificiali, e sulle piattaforme social;

– Riforma delle intere politiche migratorie (semplificazione procedurale; impossibilità di usare il legame lavoristico quale leva ricattatoria; rafforzamento del personale dedicato alla verifica del diritto d’Asilo e dei rimpatri; totale ribaltamento delle attuali politiche verso gli stati da cui originano i migranti, nel senso di patti istituzionali di governo del fenomeno e sua regolazione bilaterale, ma su un modello comune); e del diritto di cittadinanza, nel senso della responsabilità e della condivisione della cultura italiana e della sua Costituzione: in quest’ottica, deve essere proibito, in ogni luogo pubblico, che non sia tempio di cerimonie religiose, qualunque segno d’identificazione specifico della condizione femminile, secondo pubblici canoni religiosi e culturali (eccetto che per le appartenenti ad ordini religiosi);

– Riforma urbanistica dei territori, nel senso della semplificazione procedurale e delle certezza dei tempi; della pianificazione e integrazione dei livelli di responsabilità territoriale, con specifica e inequivoca definizione delle competenze; della manutenzione e risanamento ambientale e idrogeologico dei territori; nel senso della facilitazione all’investimento per la sicurezza sismica e per il risparmio energetico; dotazione di risorse a tutti gli Enti Locali interessati, per la redazione, in tempi certi, pena il commissariamento, dei nuovi strumenti pianificatori;

– Riforme delle politiche attive del lavoro; degli strumenti di ammortizzazione sociale; delle politiche formative post cicli scolastici; costruzione di uno strumento complessivo e strutturale di sostegno per le situazioni di disagio ed indigenza.

Molti altri, sarebbero i terreni di intervento.

A partire dalla segnalazione del continuo aumento dei livelli di violenza istituzionale verso il dissenso e le devianze; del continuo aumento dei tentativi di torsione autoritaria di ogni strumento della Democrazia; del continuo aumento di episodi che tendano a legittimare la violenza, ma solo contro alcuni, come possibile risposta alle contraddizioni e alle esigenze di sicurezza delle comunità.

Ma questi che ho segnalato, mi sembrano preliminari ad altre discussioni.

Ce la fate ad essere seri, e ad imporre su di voi un impegno di portata storica ?

In questo momento storico, la feccia, è solo quella del vino, quando viene usata per dare corpo, e particolari aromi.

Fate in modo tale, che questa sia l’unica definizione che resti d’uso, in ogni futuro.

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