“JFK -Un caso ancora aperto-” è un film del 1991, del regista Oliver Stone.
E’ un film che racconta, liberamente, l’inchiesta del Procuratore Garrison, che portò in un’aula di tribunale, l’assassinio del Presidente degli Stati Uniti John Fitgerald Kennedy.
Nel film viene raccontato, in una scena della durata di circa 15 minuti, un colloquio, presumibilmente non realmente accaduto, tra il procuratore Garrison, che indagava su quella morte capace di sconvolgere, oltre gli USA, il mondo intero, e un fantomatico Mister X; forse un agente di una struttura americana molto segreta. Impegnata in operazioni estremamente riservate, come ad esempio – egli dichiara – truccare le elezioni politiche italiane del 1948.
In questo colloquio, l’attore Donald Sutherland, offre a Kevin Costner, che interpreta il procuratore, una possibile chiave di lettura di quell’omicidio. E lo fa, si potrebbe dire, con un occhio da “storico” che, pur essendo informato dei fatti – in questo caso addirittura, secondo quanto il film lascia intendere, quasi dall’interno – invece di limitarsi ad una cronaca, mette insieme le dinamiche di quanto è accaduto, e cerca di darne una spiegazione complessiva; di contesto.
Secondo la lettura di Mister X, prima di tutto, bisognerebbe sgombrare il campo dalle domande riguardanti il come, e il chi lo abbia ucciso, e concentrarsi invece sul perché: sulle ragioni ultime di quell’omicidio politico.
E per comprendere le motivazioni di quanto accaduto, prima di tutto bisognerebbe porsi la domanda su chi abbia guadagnato, da quell’omicidio; e cercare di comprendere perciò quali interessi abbiano ricevuto una svolta positiva ai loro fini, da quell’assassinio.
Mister X, fa un elenco, degli interessi premiati dalla morte di Kennedy.
L’industria delle armi; una parte della politica, dell’Esercito, Forze dell’Ordine e dei Servizi Segreti; gli esuli cubani; la loro mafia e altre mafie…
E spiega, che non si troverà nessun pezzo di carta contenente l’ordine di uccidere il Presidente degli Stati Uniti d’America. Certe strutture di potere hanno punti di contatto tra loro: da quei punti di contatto filtra la possibilità di un intervento radicale per rimuovere dallo scenario un elemento che può pregiudicare certi interessi ed il mantenimento di certi assetti di potere, e, quasi spontaneamente, si muove una macchina complessa che, mentre realizza il proprio scopo, lo dissimula, offrendo finte motivazioni; finti colpevoli e depistaggi; e provvede al sabotaggio delle indagini.
Queste strutture di potere realizzano un “colpo di Stato”, senza bisogno di schierare eserciti. Cambiano il verso e la direzione politica di una nazione, e trattandosi degli USA, forse del mondo, senza pagare alcun prezzo, anzi, arricchendosi, e rafforzando in modo pressochè impenetrabile, il proprio potere.
John Fitzgerald Kennedy, viene assassinato a Dallas il 22 novembre 1963.
Nell’estate del 1964, in Italia, si sentì un “tintinnar di sciabole”. Il cosiddetto “Piano Solo”, che prevedeva l’esecuzione di un colpo di Stato, da parte dell’Arma dei Carabinieri, e di altri soggetti più o meno occulti, motivato dall’ingresso nella compagine di governo del Paese , per la prima volta dalla fine del Secondo Dopoguerra, del Partito Socialista; era l’Onorevole Aldo Moro, guarda il caso, a guidare quell’Esecutivo che, subito dopo, entrò in crisi.
Qualche giorno fa, presso la Libreria Colacchi, ad Aquila, lo storico Miguel Gotor ha presentato il suo ultimo lavoro: “L’omicidio di Piersanti Mattarella”.
Si tratta di un testo che arriva dopo un intenso lavoro di studio e varie pubblicazioni importanti che hanno abbracciato la storia contemporanea dell’Italia (dalle vicende legate al rapimento e alla morte dell’Onorevole Aldo Moro, alla storia del Novecento italiano etc.). Una materia ancora capace di avere profonde ricadute politiche e culturali sull’Italia di oggi.
Questo lavoro di Gotor, è centrato su uno specifico episodio di una forse conclusa, ma troppo lunga e sanguinosa stagione per l’Italia, in cui l’omicidio politico, la violenza, il terrorismo anche stragista, la criminalità organizzata e forze oscure, italiane, ma anche di natura internazionale e statuale, sono stati elementi essenziali e condizionanti la vita sociale, politica, economica del Paese. E finisce col trasformarsi in un “riassunto”, di quella stessa intera stagione, che potremmo datare dal 1969 (o forse dall’immediato Secondo Dopoguerra), al 2002.
Non si tratta però di un “riassunto” scolastico: una sorta di riduzione asettica per punti importanti, di un racconto più ampio.
Si tratta bensì della realizzazione di una ambizione molto forte, quanto politicamente, storicamente e culturalmente fondata: quella di provare ad interpretare, con uno sguardo unitario, il dipanarsi di eventi apparentemente tra loro distinti. E rinvenirne invece il ripetersi di nomi e circostanze; le trame e i sabotaggi alla verità, storica e spessissimo, processuale, posti in essere da vasti strati di appartenenti alla burocrazia e altissima burocrazia statale; il continuo prendere a bersaglio le persone più esposte sul fronte delle indagini, o in quelle zone di cerniera, tra la politica, l’economia e lo Stato; quelle persone che avrebbero potuto costruire le condizioni a che le leve del potere fossero in mani diverse, da quelle nelle quali erano sempre state.
Constatare il numero altissimo di vittime: spesso semplici cittadini e cittadine; giornalisti, funzionari, forze dell’ordine, politici, magistrati, professori universitari, sindacalisti etc.
E si tratta, nel testo di Gotor, di farlo inquadrando gli eventi entro un contesto, anche internazionale, che giustifichi e spieghi le relazioni tra diversi sistemi di potere (palesi, istituzionali, occulti, criminali, terroristici, economici, etc.), e le dinamiche di lungo periodo delle azioni poste in essere.
Tutto questo, con il rigore di uno storico, ed un lavoro che, in Appendice, riporta i riferimenti ad una bibliografia ricchissima, a corredo di un impegno che non consente possa esservi spazio per piegature strumentali di alcun genere, o per letture minimizzanti.
Si tratta di materia tutt’oggi incandescente, nella ricostruzione degli avvenimenti che viene proposta.
Pur se ormai distanti quasi cinquanta anni, gli eventi di cui si racconta, richiedono grandissima cautela nel trarne interpretazioni superficiali o affrettate; soprattutto quando si consideri che, per molte delle vicende narrate, compresa quella che dà il titolo al libro, le indagini siano ancora in corso, come ha sottolineato Gotor durante la sua presentazione, e come i loro sviluppi possano produrre elementi nuovi, tali da certamente arricchire e precisare un quadro storico che, però, emerge con grande chiarezza.
L’assassinio di Piersanti Mattarella avviene a Palermo il 6 gennaio 1980. In quel momento, il fratello del futuro Presidente della Repubblica, Sergio, era Presidente della Regione Sicilia, e governava attraverso una alleanza (concretizzatasi in un “appoggio esterno”), con il Partito Comunista Italiano, nel solco di quanto il suo più alto riferimento politico, Aldo Moro, aveva, sia pure con mille contraddizioni, iniziato a praticare sul piano nazionale, neanche due anni prima. Il suo futuro politico era probabilmente proiettato su un piano nazionale: per questo il messaggio sotteso al suo assassinio, doveva essere forte e chiaro, tanto da oltrepassare i confini siciliani ed italiani, ed essere chiaramente letto nel mondo.
Mai più, si sarebbe potuto sperimentare, una qualsiasi formula politica che aprisse alla possibilità di una partecipazione diretta, al governo del Paese, da parte del Partito Comunista Italiano.
Dopo quanto accaduto ad Aldo Moro, e dopo quel che è accaduto a Piersanti Mattarella, e a tante e tanti altri, è lecito, in Italia, parlare di “colpo di Stato”, nel senso in cui lo raccontava Mister X nel film “JFK” ?
La domanda può certo apparire semplicistica.
Ma è un dato oggettivo, che, in particolare i due omicidi politici cui si fa riferimento, abbiano mutato il verso politico in cui l’Italia si è diretta, e, segnatamente, la direzione che stava intraprendendo il partito di maggioranza relativa del nostro Paese.
Forse non si può dire che il “colpo di Stato” di quel periodo abbia mutato l’Italia in un Paese dal governo autoritario, visto che, in fondo, abbiamo conservato le forme della Democrazia, sia pure deteriorate in molta parte, e sia pure entro un contesto di pesantissima ridislocazione dei poteri, sul piano nazionale ed internazionale, nel segno della Diseguaglianza.
Ma certo, quelle correnti di potere hanno continuato ad operare; e forse sono tutt’ora operanti, sia pure in mutate forme.
Le circostanze storiche però, ci raccontano, rendendo forse meno “semplicistica” quella domanda, che poco dopo l’assassinio di Piersanti Mattarella, era previsto si sarebbe tenuto il Congresso Nazionale della Democrazia Cristiana (nel febbraio 1980, e forse Mattarella in quel Congresso avrebbe assunto un ruolo nazionale, viste le forze in campo nella DC fino a quel momento), e quando quel Congresso effettivamente si tenne, venne votato un “Preambolo” che prevedeva l’esclusione del PCI da ogni possibilità di governo del Paese.
Uno degli esponenti di maggior spicco della DC, massimo rappresentante di una delle sue correnti, e che sino ad allora aveva appoggiato il percorso politico di Aldo Moro e di Piersanti Mattarella, compie un completo voltafaccia, schierandosi dalla parte opposta. Proprio mentre un suo figlio si lega alla pratica terrorista di estrema Sinistra, nel gruppo di Prima Linea. E forse per questo, quell’esponente politico, fu sotto osservazione; o, magari, sotto ricatto.
Avevo appena compiuto sedici anni, quando tutto questo accadeva.
Avevo allora pochissimi elementi di giudizio e di informazione su quel che avveniva in Italia e intorno ad essa. La televisione forniva resoconti che non consentivano di costruire collegamenti e relazioni; gli articoli di giornale erano difficili da leggere, quando avevo a disposizione un quotidiano nazionale, e così anche gli articoli dei Settimanali. Non posso dire che i miei elementi di consapevolezza dell’epoca fossero adeguati a quegli avvenimenti così drammatici e profondi. Avevo iniziato un mio personale percorso di impegno, nella scuola, latamente politico; ma l’impegno personale, in un Liceo del Sud Italia, era considerato una cosa sporca: la politica, era divenuta, nella considerazione generale, dopo l’assassinio dell’Onorevole Aldo Moro, una cosa anche pericolosa. La maggioranza delle persone, preferiva starne lontana, e cercare solo nella propria cerchia, familiare, amicale e d’altro genere, le risposte necessarie ai propri fabbisogni, anche quando profondamente egoistici e irrispettosi d’ogni limite.
Rileggere, nel libro sull’omicidio di Piersanti Mattarella, tutto insieme, quel che allora accadeva, oggi dà le vertigini, quasi, soprattutto perchè, quel groviglio orrendo di cospirazioni e violenze può essere considerato in un solo modo, che tuttavia Gotor si guarda bene dall’esplicitare; immagino per evitare strumentalizzazioni e salvaguardare la struttura del suo percorso logico.
In Italia è stata combattuta una guerra, particolarmente tra gli anni ‘60 dello scorso secolo e l’alba del nuovo Millennio. Anche se, forse, era iniziata ben prima.
Una guerra che non può definirsi “civile” (se non altro per non infangare il senso di un titolo di un libro dello storico Carlo Pavone sulla Resistenza); ma che, forse, può chiamarsi “guerra sporca”. Una guerra in cui apparati, anche segreti, dello stato nazionale, e probabilmente di potenze e stati stranieri; fascisti e nazisti di ogni genere e specie; la mafia e la politica a lei contigua, settori dell’economia e delle Forze dell’Ordine e della Magistratura; poteri occulti che nella massoneria trovavano il loro più naturale luogo di relazione e comunicazione, e criminalità organizzata nelle sue varie forme, hanno strenuamente lottato – e vinto, mi si permetta di dire – per impedire che, in Italia, vi fosse una redistribuzione dei poteri, in favore delle classi subalterne. Che in Italia fosse minimamente messo in discussione un quadro di alleanze internazionali; quanto cogenti, lo scopriamo oggi, anche indirettamente, osservando con sgomento, il disprezzo, per nulla dissimulato, e men che meno contrastato, che l’intero attuale gruppo dirigente degli Stati Uniti, in ogni sua articolazione, esprime per l’Europa, per l’Italia, per la NATO e per gli “impacci” che dalla Democrazia, dal Diritto Internazionale e da una alleanza che dovrebbe essere solo difensiva, sono, a loro insindacabile giudizio, posti.
“Qualcuno stava cambiando la Sicilia e l’Italia e i delitti servivano a bloccare il corso delle cose per riprendere la vecchia strada”.
Sono parole che pronuncia il nostro attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una intervista concessa al “Corriere della Sera” nel 1993, e con le quali egli sottolineava il senso politico, e probabilmente il medesimo disegno sotteso, che passava tra l’assassinio di Aldo Moro, e quello di suo fratello, Piersanti Mattarella.
Vorremmo, tra vent’anni, non ritrovarci, ad esempio, a cercare di unire i fili che tengono insieme lo stragismo mafioso della prima metà degli anni ‘90, con la vecchia politica della mafia e con quelli che magari scopriremo essere i suoi nuovi equilibri, e le sue nuove relazioni politiche, sociali ed economiche; magari molto più intessute con la finanza, anche opaca, piuttosto che con le speculazioni edilizie. Vorremmo non ritrovarci, tra vent’anni, a scoprire quanto potenze, anche straniere, hanno lavorato per corrompere dall’interno la nostra Democrazia, attraverso un uso strumentale, manipolatorio, violento e bugiardo dei social, ad esempio. E vorremmo non ritrovarci a scoprire tra vent’anni, ad esempio, che il mancato arresto del libico Al Masri, colpito da provvedimenti della Corte Penale Internazionale, è solo una parte di debito pagata dagli eredi di certe esperienze politiche e sovversive della Destra italiana, agli eredi libici di una politica di complicità con una serie di sistemi di potere italiani, istituzionali, occulti e criminali; eredi cui si vorrebbe non torni la memoria per raccontare dettagli interessanti sulla nostra storia contemporanea.
Scrive Gotor :
“Un sottile filo rosso, sporco di sangue mescolato a fango, tiene insieme il delitto Mattarella, la strage di Ustica e l’attentato di Bologna. Con la Sicilia al centro, in quei mesi terribili, di una grande destabilizzazione dell’area mediterranea perché era stata scelta come luogo di installazione dei missili Cruise [atomici] per rafforzare il fronte meridionale della NATO. Una decisione strategica a livello mondiale, che si sarebbe rivelata decisiva per concludere vittoriosamente la Guerra Fredda, e che rendeva impossibile il proseguimento dell’esperienza di governo regionale portata avanti da Mattarella con i comunisti.”
La guerra; una guerra vera, che, negli anni, ha preso benissimo la mira, ed è riuscita a depotenziare la nostra Democrazia, che pure siamo riusciti a conservare sino ad ora, sebbene logorata e ferita. Una guerra vera che si è saldata ad altre e più vaste guerre in corso, che hanno preteso, anche da noi, il loro contributo di sangue, per essere vinte. E sono state vinte queste pur senza possibilità di rivendicarlo pienamente. I mezzi sporchi, usati per fini che, forse, avevano una qualche legittimità, hanno finito col rendere irredimibile, agli occhi di tanta parte delle Europee e degli Europei, delle Italiane e degli Italiani, ogni potere coinvolto in questa guerra sporca che ha preteso dall’Italia un tributo di sangue inaccettabile, e un furto di possibilità politiche, sociali, culturali ed economiche, che certamente ha reso tutte e tutti, meno liberi.
“Il principio organizzativo di ogni società, signor Garrison, è la guerra.” Dice Mister X.
La ricerca storica ammette e tiene conto delle verità processuali che, con immensa fatica, in Italia ancora cerchiamo; ma è cosa diversa da esse.
La ricerca storica ha il compito di ricostruire i nessi che spiegano “il perché”, come indicava Mister X al procuratore Garrison, per l’omicidio del presidente degli Stati Uniti d’America (senza voler con questo mettere sullo stesso piano il lavoro dello storico ed un dialogo cinematografico – per quanto frutto anch’esso di ricerca storica -).
Il testo di Gotor propone una lettura dei nessi legati al delitto Mattarella, e la riempie di prove storiche, e di logica razionalità, quando ne trae conseguenze non immediatamente riscontrabili, ed ha il pregio d’allargare e stringere contestualmente lo sguardo; fissando momenti, e particolari che, almeno a me, rendono chiarissimo un concetto che, negli anni in cui mi affacciavo per le prime volte alla politica attiva, sembrava quasi una forzatura sloganistica: il concetto di “sovranità limitata”.
Una parte del Paese si è ben acconciata, allora e oggi, a questa sudditanza italiana, ed è molto alta, in questa parte, la percentuale di quanti quotidianamente sbandierano un misero e smemorato nazionalismo a favore di schermo.
Gotor invita, per quel periodo storico, a guardare alle “relazioni tra mafia, eversione neofascista, poteri massonici occulti, settori infedeli dell’amministrazione pubblica (alta polizia, vertici militari e burocratici, membri dei servizi segreti, magistrati), forze imprenditoriali (espressione sia della borghesia produttiva, sia di quella della rendita), ambiti della società civile delle professioni (avvocati, medici, notai) ed esponenti del mondo politico regionale e nazionale”.
Sono le relazioni cui dobbiamo guardare anche oggi, inserendo nell’elenco anche tutti gli ambiti che abbiano a che fare con l’informazione/comunicazione/proprietà dei dati, e con la prossima rivoluzione tecnologica (e forse non solo tecnologica), che si annuncia tramite la cosiddetta Intelligenza Artificiale.
E dobbiamo continuare a guardare a tutto questo, per provare a comprendere perché le cose accadono. Ancora oggi.
Ma anche per provare a difenderci, se necessario. Anche oggi.
Per compiere le scelte giuste, su un piano politico e anche su un piano elettorale. Per cambiare finalmente l’equilibrio dei poteri, in favore degli onesti, dei trasparenti, di quelli che pagano le tasse e rispettano le Leggi e gli altri membri della propria comunità. In favore di quelli che hanno meno potere e meno possibilità materiali. In favore di Lavoratrici e Lavoratori, cui la nostra Costituzione assicura un intervento positivo che rimuova ogni ostacolo alla loro libera partecipazione alla vita del Paese.
Il libro di Gotor è un contributo fondamentale per chi voglia entrare nella conoscenza della Storia del nostro Paese, con occhi consapevoli.
Capaci forse, grazie alla conoscenza di quella Storia, d’intervenire sulla realtà di oggi.









